Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DEL PEZZO DI CAIANIELLO PASQUALE ; NAPOLEONE III
anno <1934>   pagina <862>
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Alessandro duolo
Introdotto innanzi alla M. S. I. gli feci parola innanzi tutto, del rincresci* mento di V. M. per l'oltraggio commesso contro il Barone Brénier, ma l'Impera­tore mi prevenne dicendo, ch'Egli era stato nella risoluzione di non voler questa missione straordinaria, non già perchè non avesse avuto piacere di conoscermi personalmente, ma perchè non era questo il momento di domandare riparazioni, ed accrescere imbarazzi alla Corte di Napoli che giù tanti ne avea, e così grossi, sulle spalle.
Da quel momento non si fece più motto dell'uffarc Brénier.
Presentai allora la lettera autografa di V. M. all'Imperatore che la lesse tutta da capo a fondo con attenzione e manifesto interesse. Si compiacque dirmi che in circostanze difficili bisognava parlare apertamente: ch'Egli portava grande interesse al Re di Napoli ed avea lutto il desiderio di sostenerlo, che già lo avea fatto per mezzo di Thouvenel e specialmente verso l'Inghilterra ed il Piemonte, ed anche ultimamente nel colloquio avuto col Ministro Farini (7) a Chamhery, insistendo sulla sua disapprovazione di quanto dal Piemonte si potesse tentare contro il Governo Napoletano.
Mi chiese poi dello stato delle cose a Napoli desiderando essere informato dell'andamento dell'opinione. Lo ragguagliai, come meglio seppi, di tutto e nei sensi della lettera di V. M. Non gli tacqui che V. M. aveva seguito pienamente i consigli dati dall'Imperatore, forse tardi, ma al eerto strettamente, e di buona fede. Che aveva concesso al suo popolo la forma di Governo instantemente consi­gliala dal Ministro di Francia a Napoli, ed avea riannessa tutta l'emigrazione, la quale si era mostrata poco riconoscente cospirando apertamente contro l'ordine di cose legalmente stabilito. Che la costituzione largita non era stata accolta con quell'unanime adesione del paese che si sarebbe dovuto sperare, per effetto delle mene di partiti.
Gli feci noto che il numeroso partito annessionista veniva diviso tra gli annessionisti puri, che volevano la pronta riconoscenza del Governo di Vittorio Emanuele, e quelli che desideravano dapprima il successo di Garibaldi; gli feci motto altresì del partilo Mazziniano, che era il più ardito ed il più violento, che io ritenca essere già abbastanza forte nel paese, e contro del quale l'Imperatore aveva sempre sostenuta la lotta nell'interesse dell'ordine, non solo in Francia, ma in Europa. Che l'Imperatore, campione dell'ordine, non potea vedere con indiffe­renza che la rivoluzione si impiantasse in Napoli, donde il suo incendio divam­perebbe sulla Francia stessa. Terminai domandandogli con istanza che avesse fatto il possìbile per venire in aiuto di V. M. nelle gravi circostanza in cui il Regno sì trovava.
L'Imperatore mi protestò essere animato dalle più favorevoli disposizioni per la M. V. e la sua Dinastia, ma che la situazione delle cose in Europa, la proda-inazione del principio di non intervento, gli rendeano impossibile prestare efficaci aiuti a V. M.
Gli risposi che 11 principio di non intervento, che si faceva tanto valere a nostro danno, si violava poi apertamente contro di noi, e specialmente dall'Inghilterra e dal Piemonte. Citai gli esempi della sottoscrizione aperta in Inghilterra pei rivol­
le ABnde alla ben nota missione Furini-Cialdini, presso Napoleone III, per ottenere la tolleranza dell'imperatore per le imprese di guerra del Piemonte.