Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI NICOLA
anno <1935>   pagina <496>
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496 T. Palamenghì-Crispi
Fanti, Ardoino gli scrivevano una bellissima lettera nella quale eran queste frasi:
Tu, Fabrizi, vedi, parla, agisci e avvisaci. La nostra reciproca fiducia riposa sui nostri antecedenti e sulla nostra mutua, piena conoscenza. E dove migliori caren-zie? Conta su di noi e su di pochi amici nostri nel giorno di agire; palesa a chi credi opportuno e necessario le nostre intenzioni e la confidenza che meritano se non nel loro valore, per la lealtà loro almeno. Perchè mai non siamo noi possenti di ricchezze e d'aderenze? Vani desideri! A noi non concesse il destino di offrire che la nostra mano Ma questa mano non trema, ed alcuni anni di guerra l'ammaestrarono a ferire! .
Sullo scoglio di Malta sicuro asilo di una larga parte de-la nostra emigrazione, Fabrizi potè vivere quasi ininterrottamente dal 1837 al 1860, dedicando alla patria adorata il suo senno, tutta l'opera sua, raccogliendo più dolori che gioie, lenendo le sofferenze di tanti esuli che a lui si rivolgevano, dedicandosi al commercio quanto era necessario ad una sobria esistenza, dappoiché la giustizia del Duca di Modena aveva confiscato i beni, ch'erano cospicui, della sua famiglia.
La società segreta Legione Italiana, ch'egli creò nel 1838 dandole carattere militare, ebbe numerosissimi proseliti in Sicilia, nelle provincie peninsulari dell'Italia meridionale, in Toscana, negli Stati pontifici, nelle isole Jonie. I moti del 1843 nell'Italia Centrale ebbero come prin-pale motore Nicola Fabrizi; i fratelli Bandiera ebbero Fabrizi amico e consigliere fino alla loro eroica corsa al sacrifìcio; in Sicilia, l'insofferenza della tirannide borbonica ebbe alimento vitale anche dalla tenace sug­gestione di Fabrizi, come l'ebbero per l'assidua corrispondenza inci-tatrice (che con ogni sotterfugio giungeva dove era destinata nonostante i cento occhi- d'Argo della polizia) i campi della ce Legione Italiana sparsi nelle provincie napoletane, e, con la stampa sovversiva attivis­sima, anche l'esercito del Borbone.
Nel Partito d'azione, come uomo d'azione, Nicola Fabrizi tenne un posto a sé. Fondò la Legione Italiana ritenendo che per 1 insuc­cesso della spedizione di Savoia essendo compromesso il prestigio della Giovine Italia , una società segreta nuova, che mirasse a organizzare e dirigere le forze nazionali per l'insurrezione, fosse necessaria. Mazzini se ne adontò, non volendo ammettere quel giudizio; ma Fabrizi non recedette dalla sua convinzione, e senza infingimenti - poiché aveva grande rispetto per l'apostolo dell'Unità riuscì a mantenere costante­mente buoni rapporti personali con lui. Così, il Modenese pagò sempre di persona, non spinse a moti inconsulti o di esito improbabile e, quando vi fu da battersi, non si tenne lontano dal pericolo. Nel 1848-49, corse a Palermo appena scoppiatavi la rivoluzione del 12 gennaio, quindi a