Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI NICOLA
anno <1935>   pagina <498>
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498 T. Palamenghi-Crispi
e tu ridi... Noi, del resto, siamo superiori alle accuse, e non abbuino oiùirinHi ! non Dio e la nostra coscienza.
E Severiano Fogacci, il fedele amico dei fratelli Bandiera, ad una lettera nella quale Fabrizi aveva accennato con tristezza a certa cabala montata contro di lui, rispondeva da Corfù il 7 febbraio 1845:
Nicola mio, la tua desolantissima ultima lettera mi ha lacerato l'anima Gli ingrati! i tristi! i ribaldi! Quell'ottimo Paolo (Fabrizi) che fu qui il decoro e in tante circostanze il salvatore dell'emigrazione, quell'italiani ssimo petto ingiuriato da infami calunnie! E tu, da tanti anni, con tanto tuo rischio, con tanti sacrifizi, con tanta abnegazione operante e sudante, martire vivo del sentimento di patria e di libertà! tu intaccato nella stessa santità della tua missione! oh! certo nell'intrigo v'è l'empia moneta di Giuda, la vile compra della tirannide, che disperando d'ogni altra via men disonesta, meno codarda, tenta con questo mezzo di perdere i migliori, di distruggere i suoi veri nemici... Mio caro Nicola, tu però vendicherai l'onor tuo, confonderai la perfidia, sventerai le trame della tirannide costretta d'usare si turpi scene per vin­cere... L'onor tuo? Chi può attentarsi d'intaccar l'onor tuo? Cento, mille voci s'alze­ranno a soffocare, qua! che sia, l'iniquo attentato. Sotto l'usbergo di sentirti puro, va, parla, trionfa; ma nulla più: il tempo corre, giudice imparziale per tutti. Mi hai imposto il secreto, e tacqui; ma se avrò da parlare, quanti son qui uomini di fede, di speranza, di carità, d'onore, faranno eco alle mie parole .
D'altronde, Nicola Fabrizi aveva tutto offerto alla Patria sin dai 1831, quando, condannato coi suoi tre fratelli, Paolo, Luigi, Carlo, chi alla forca, cui alla galera dalla Commissione militare stataria dei domini estensi, prese la via dell'esilio. Allora fu obbligato a separarsi dalla Madre, donna veramente eroica, dal paese dov'era nato, dagli affetti ch'erano fioriti nel suo giovane cuore. Se finalmente nel 1861 potè salutare l'Unità d'Italia raggiunta e proclamata dinanzi al mondo, nes­suno più di lui, pochi quanto lui, poterono salutare quel miracolo come il frutto delle sue fatiche, come il meritato compenso dei suoi sacrifizi.
Nel Parlamento italiano Nicola Fabrizi fu circondato dalla venera­zione dei colleghi, considerato come l'oracolo della saggezza in momenti solenni, i quali, specialmente nel decennio che segni il 1860, non mancarono.
Il riconoscimento delle sue benemerenze patriottiche, non g" mancò mai. Mazzini lo giudicò come è detto più sopra. Garibaldi il 26 agosto 1854 gli scrisse:
... Io non ebbi mai la sorte di avvicinarvi lungamente, abbenchè ambedue sullo stesso sentiero e militi di una stessa causa: nelle speranze mie d'avvenire io bramo o* servi compagno. Compiacetevi dunque in avanti tenermi intimo vostro ,