Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; ISRAELITI ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799)
anno <1953>   pagina <335>
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Gli ebrei nella Repubblica romana del 1798-99 335
gioranza, l> a condurrò una vita normale, sufficientemente tranquilla moral­mente, e materialmente, essi non potevano non guardare con simpatia alle idee emancipatrici che venivano dalla Francia; scoppiata in quel paese la rivo­luzione, emancipatrice nella pratica anche degli ebrei, e delineandosi la possibilità di un aiuto concreto di Parigi ai movimenti antiassolutistici degli altri paesi, l'opposizione al potere papale assunse forme sempre più concrete e vi parteciparono tutti gli strati sociali. Soprattutto dopo che negli Stati del­l'Italia settentrionale e nelle stesse Legazioni papali le armi francesi libera­rono gli ebrei che vi abitavano. liberazione riconosciuta e sancita ufficial­mente negli ordinamenti delle repubbliche democratiche sorte in quei ter­ritori. La Costituzione della Repubblica cispadana, ad esempio, oltre a pari­ficare gli ebrei agli altri cittadini, nell'art. 4 sancì che gli ebrei avrebbero goduto del libero e pubblico esercizio del loro culto per tutto il suo terri­torio. Nell'assemblea cispadana dei centumviri sedette, anzi, anche un ebreo, Moisè Formigini, da Modena, prova vivente del nuovo stato di cose.
Specie nelle nuove generazioni si verificò un mutamento sostanziale di psicologia, la rassegnata, quasi fatalistica, sottomissione fu scrollata via; la Nazione Ebraica rialzo il capo.
Sintomatica, perchè indice di questa nuova mentalità che si era formata, è una protesta indirizzata in questi anni dalla Comunità romana al Governo pontificio e nella quale tra l'altro si legge: Ma supponiamo che di un'intera ben grande popolazione si desse per disgrazia il caso che qualche ebreo, che pure ha il sangue nelle vene, vedendosi ingiustamente malmenato, nel bollore e nella sorpresa, e nel primo moto si rivolti al soldato. E chi può ripromettersi che ciò non succeda?. Mai, infatti, solo un decennio prima, ci si sarebbe rivolti in un atto ufficiale all'autorità costituita, se pure si fosse giunti a pensarlo, con un tale linguaggio.
Se si considera poi che un notevole malcontento era cominciato a serpeg­giare nel frattempo in tutto lo Stato e in particolare a Roma, per la politica del Pontefice, che, per rimediare ai danni della sua pessima amministra­zione, era ricorso a gravosi provvedimenti che non erano serviti che a rendere ancora più precaria la situazione economica, non può meravigliare che la simpatia verso i francesi assumesse in breve forme più concrete, estendendosi a tutti i ceti sociali delle Comunità.
In tale servaggio eglino ascoltavano con delizia le promesse di libertà della Repubblica Francese seduttrice del mondo offeso dai tiranni e dai sa­cerdoti: con queste parole Alessandro Verri riassunse di lì a qualche anno la nuova situazione. 2)
Dagli atti dei tribunali pontifici si ha sentore del fermento filofrancese che agitava gli ebrei. Nel 1792, per esempio, furono tra gli altri arrestati due ebrei di bassa condizione per propaganda sediziosa: un tal Saverio,
t) I pia ricchi membri della Comunità, sia pur lo loro relazioni, sia por la venalità del-Iamministrazione pontificia, riuscivano sovente ti liberami dai vincoli e dalle limitazioni pitt infamanti. Anche dotto Pio VI, ad esempio, era abbastanza facile, denaro alla mano, cenere liberati dal l'obbligo di portare il segno giallo distintivo dell'ebreo (lo sciamanno). Vedi la Allocuzione al popolo romano del cit. 6. B. AGHETTI, Roma, 1798, dulia quale si parlerà pin dettagliatamente oltre.
*) fifr. A VERBI, Vicenda numerabili dal 1789 al imi, Milano, 1858, p. 138.