Rassegna storica del Risorgimento

ABERDEEN, LORD GEORGE HAMILTON GORDON DI; CARTEGGI ( GLADSTONE-
anno <1973>   pagina <32>
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32 Maria Gaia Gajo
alla religione, alla civiltà, alla umanità, alla decenza pubblica. Secondariamente, che questa condotta fonda certamente e anche rapidamente la repubblica in quello Stato: forma di governo che è ben poco consentanea alla indole di quel popolo . Di fronte a questa grave situazione, Gladstone sentiva il dovere, come membro del partito tory, di rammentare, che questo partito forse senza ren­dersene contezza, trovasi ora in alleanza virtuale e reale con tutti i governi stabiliti in Europa, come questo, e ch'essi vengono più o meno danneggiati dalla perdita di esso: come derivano forza e incoraggiamento dai suoi successi.1)
Le violente accuse indirizzate al Regno borbonico diventarono il marchio d'infamia di ogni governo retrivo e ciecamente assolutista. Gladstone denunciava con parole divenute famose l' incessante, sistematica, deliberata violazione di ogni diritto... di ogni legge umana scritta, perpetrata con lo scopo di violare ogni altra legge non scritta ed eterna, umana e divina . E ancora: il governo è mosso da una feroce e crudele, non men che illegale, ostilità contro tutto ciò che ne può promuovere il progresso ed il miglioramento... . Singolare era la corruzione della vita giuridica, dove si notava una assoluta prostituzione del­l'ordine giudiziario; inoltre un selvaggio e codardo sistema di morale, usando soprattutto di ridicoli, ma pericolosi Catechismi filosofici, inculcava ot­tusi precetti reazionari e bigotti, mentre ancora più gravi erano i sistemi adope­rati durante i processi politici, tra cui addirittura la fisica tortura, per mezzo di cui ai fanno procurare sentenze da quelle depravate corti di giustizia .2)
Poi le denunce di Gladstone si facevano più precise: il numero enorme dei detenuti, forse ventimila, i processi intentati contro centinaia di persone, come quello riguardante la setta dell'Unità Italiana, cui Gladstone ebbe occasione di assistere, e l'altro allora in atto contro gli uomini coinvolti nei fatti del 15 mag­gio 1848. Ferdinando H, dopo tre anni, portava a termine la sua vendetta elimi­nando con clamorosi processi le persone più compromesse del periodo costitu­zionale, dopo aver tolto di mezzo ogni forma di vita liberale.
Mentre la prima lettera era tutta una serie ininterrotta di accuse, nella seconda Gladstone preferì limitarsi a considerazioni, a commenti. Si rendeva conto di quanto fossero necessarie delle precisazioni sostanziali per evitare un'interpretazione equivoca e falsa, da parte avversaria, dei suoi intenti. Io non ho titoli verso il governo di Napoli, ma come nomo, crederei mìo debito recare testimonianza su ciò che avea veduto personalmente o saputo per infor­mazioni, o avea motivo di credere vero intorno a vivissima e non necessaria sventura .3) Insisteva nel mettere in chiaro la propria volontà di non suscitare una questione diplomatica ad occulto vantaggio del proprio paese. I fatti denun­ciati avrebbero potuto in alcuni particolari essere smentiti perché imprecisi, ma ciò non avrebbe tolto valore alla protesta contro le effettive illegalità e crudeltà commesse in Napoli, 4J
Le reazioni suscitate dalle lettere di Gladstone furono comprensibilmente enormi. A ragione Giuseppe Massari, uno dei più attivi ed intelligenti diffusori delle lettere, di cui fece un'accurata traduzione, diede questa valutazione in un suo indirizzo di gratitudine al deputato inglese: le vostre lettere a Lord Aber­deen non sono soltanto una buona e nobile e santa azione, ma un grande atto
i) Lettere di Guglielmo Gladstone e di Giuseppe Massari eit., pp. 3*4.
2) Ibidem, pp. 7-8,
3) Ibidem, pp. 63-64.
4) Ibidem, p. 64 sgg. Gladstone aveva già individuato su quali punti i suoi av­versari l'avrebbero attaccato.