Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI NICOLA
anno <1935>   pagina <497>
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U generale Nicola Fabrixi nel Risorgimento Italiano 497
Venezia; tornò indietro nell'Italia Centrale a reclutare ed avviare volon­tari alla difesa veneta; quindi fu in Toscana e a Roma per compiere una missione della repubblica di Venezia, non perdette l'occasione che gli si offrì di combattere contro le truppe borboniche nella battaglia di Velletri e in Roma contro i Francesi di Oudinot. Nel 1860, il 1 giugno, dopo aver perduto molti giorni per superare gli ostacoli frapposti dalle autorità maltesi all'imbarco ed al trasporto di armi e munizioni, Fabrizi con 21 compagni sbarcò a Pozzallo, sulla costa orientale della Sicilia ancora in potere dei borbonici, e mentre la flotta nemica era disposta in crociera. Senza quegli ostacoli, il suo arrivo in Sicilia sarebbe stato contemporaneo a quello di Garibaldi coi Mille. Quei fucili furono i primi che armassero Modica, Noto, Catania, e, infine, la guardia nazionale di Messina. Il manipolo sbarcato a Pozzallo divenne in pochi giorni, per l'accorrere dei volontari, una brigata, che si organizzò e istruì nel ma­neggio delle armi càmmin facendo. E potè appoggiare l'azione di Gari­baldi nella battaglia di Milazzo. Dopo questa, Fabrizi fu nominato comandante militare della provincia di Messina, e, dipoi, con la prodit­tatura Mordini, ministro della Guerra.
Espulsa la dinastia borbonica e manifestatasi nelle provincie napo­letane la piaga del brigantaggio, Fabrizi non ricusò l'opera sua e fu un efficace cooperatore dei generali Cialdini e Cosenz. Deputato al Parla­mento, nel 1862 tornò in Sicilia con Antonio Mordini e col deputato Calvino per una missione di pacificazione degli animi, esacerbati dalle incomprensioni del primo governo dell'Italia unita. Nel 1866 fu con Garibaldi a battersi nel Trentino; nel 1867 ancora con Garibaldi, capo del suo Stato Maggiore, nella campagna dell'Agro romano.
Quale dei grandi patrioti italiani può vantare una carriera siffatta?
Vita di abnegazione, d'indefesso lavoro, contristata ad ogni mo­mento dagli eventi avversi e dalla cattiveria umana. Nicola Fabrizi potè sopportarla perchè la dedizione sua all'ideale di patria era com­pleta e la fede di raggiungerlo assoluta.
Gli innumerevoli carteggi ch'egli tenne assiduamente durante un trentennio, testimoniano oltreché della sua logorante fatica, della sag­gezza con la quale partecipò alle cospirazioni contro i governi assoluti del suo tempo. Gli agenti di questi governi, dal loro canto, non trascu­rarono le occasioni per ferire la reputazione dei patrioti. Mazzini scriveva a Fabrizi l'il ottobre 1843:
Non dubito un solo istante dei tuoi principia Come a me lanciano ora non so quante accuse codarde e contradittorie, cosi ho già ricevuto lettere che mi ti dicono traditore : ho riso e risposto che eri il migliore uomo ch'io mi conoscessi fra i nostri*
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