Rassegna storica del Risorgimento

1898 ; MILANO ; SOCIALISMO
anno <1939>   pagina <745>
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I tumulti del 1898 a Milano 745
I TUMULTI DEL 1898 A MILANO PAGINE DI DIARIO
Da chi fosse preparata quella specie di sommovimento che passò nella cro­naca cittadina col semplice nome di Novcmtotto chiaramente non si seppe né allora né poi.
Ma c'era stata una preparandone ? Non l'ho mai creduto. Né* penso oggi, lo cre­dettero i governanti che, sciolte le associazioni d'ogni colore* arrestarono i capi dei partiti di sinistra, d'estrema sinistra e dei clericali* cui furono assegnati abbondanti anni di galera, neri o rossi che fossero.
I nomi di Filippo Turati, Carlo Romussi, Don Albertario, Chiesa, De Andreis* contrari, procedenti per opposte vie verso mete diverse, bastano a provare l'inesistenza di un piano rivoluzionario generale.
Fu una vampata* un ribollimento, un prorompere di malcontenti, una esplosione che diede esca ai bassifondi di correre ai saccheggi. Se ci fosse stata intesa anche minima a mio parere la sommossa avrebbe avuto altro esito.
a-* * *
Con articoli infuocati i giornali avevano riferito di tumulti nell'Italia meridionale per l'aumento del costo del pane; qua e là discorsi ad alta temperatura, senza grande presa nella cittadinanza, che conosceva l'arte di lasciar dire.
Una mattina di maggio sul Corso Venezia (la vecchia Porta Orientale di manzo* niana, nonché rivoluzionaria memoria) fu invaso il palazzo Saporiti. Questo il principio. La fine fu la vana corsa a Milano di quelli del contado, sacchi vuoti sulla spalla, sicuri di riempirli a spese dei milanesi. I buoni villici avevano saputo della rivoluzione, ma non dello stato d'assedio e se ne tornarono a gambe levate, quando il cannone sparò davvero sul Convento dei Cappuccini di Viale Monforte.
Rammento:
II Corso Romana, ch'io avevo percorso verso le otto del mattino* era tranquillo. Nella R. Scuola tecnica Teresa Confalonieri tutto procedeva come sempre. Già
era cominciata la terza lezione* quando il custode* tormentando con le mani il suo berretto, si precipitò in direzione gridandomi che c'era la rivoluzione. Lo ascoltai incredula, ma dietro a lui c'erano due mamme* le quali in preda a spavento ripete­vano: Si, signora Direttrice* c'è la rivoluzione: fanno le barricate. Vogliamo le figliole* vogliamo le ragazze .
Mentre cercavo d'essere calma, anzi fredda, diedi ordine di chiamare le alunne richieste senza far scalpore* e andai io stessa nell'atrio a sorvegliarne l'uscita. Attra­verso il cancello, da una carrozza pubblica vidi scendere a precipizio una donna in ve­staglia gialla e pianelle rosse. Era un'altra mamma quasi pazza dal terrore, che subito gridò: Mia figlia 1 Sparano, sparano. La cavalleria é in Piazza.
E dopo* in meno che non si dica, fu un accorrere di mamme e di babbi* pur CBSÌ convolti.