Rassegna storica del Risorgimento

anno <1942>   pagina <729>
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Libri v periodici 729
Zazo l'olire per quanto riguarda la diplomazia che può vantare, ancora nel 1859-60, uomini fedeli alla monarchia, non privi di acume e perfino di prcviggcnza, i quali non mancano di mettere in guardia a più riprese il Sovrano ed il Ministero sulle difficoltà della situazione diplomatica napoletana, sui pericoli che minacciavano lo Stato borbonico, sulle incognite paurose per la monarchia cui andava incontro una politica così malsicura e solo coerente coi principi più volte formulati dal padre di quel re che doveva essere l'ultimo della dinastia napoletana. Del fatto che il Regno borbo­nico, certo tra i più notevoli nell'Italia preunitaria per territorio, per importanza dina­stica, per organizzazione militare e diplomatica, per la stessa situazione geografica che ne faceva il centro e l'oggetto di interessi europei contrastanti e variamente intrecciali -tisi, sia ingloriosamente finito di fronte all'impeto di mille volontari, dimostra quanto possa anche nella vita politica degli Stati la forza di una idea e quale importanza abbia una opinione pubblica europea preparata dagli avvenimenti di molti e lunghi anni. E dimostra anche che non si può nettamente distinguere tra vita politica interna ed esteta di uno Stato. Giacché l'isolamento diplomatico nel quale viene a trovarsi il Regno borbonico nel biennio 1859-60 e per cui questa volta risulta impossibile all'Austria di salvare la situazione come già aveva fatto nel 1821 e, indirettamente, anche nel 1849, se deriva da una situazione europea ben meno lineare e semplice di quella che le forze reazionarie avevano trovato di fronte a loro nelle precedenti crisi, dipende anche in gran parte da tutta la linea direttiva di politica interna che aveva caratterizzato la monarchia borbonica negli anni precedenti a quelli critici.
Impotente a salvare i Borboni l'Austria, che deve fronteggiare una situazione già assai difficile anche per essa dopo le sconfitte militari sui campi dell'Italia settentrio­nale; svogliata a farlo la Russia, guidata dal Gortchakoff, delusa e risentita per l'atteg­giamento austriaco nella crisi orientale del 185356; ostile ai Borboni nel complesso l'Inghilterra, nella quale la prudenza diplomatica tradizionalmente conservatrice ben s'accorda con l'opinione pubblica dei predominanti ceti liberali, sfociando in una poli­tica del nonintervento energicamente affermata che si risolve in grande vantaggio per il Piemonte, la cui iniziativa, almeno ai primi del 1860, non è tuttavia vista con grande favore in Inghilterra; ostile ai Borboni anche la Francia, dal momento che Napoleone IH è costretto, volente o nolente, a seguire il carro piemontese a cui si è legato con non troppa abilità: tali rispetto alle Due Sicilie le più importanti Potenze europee verso le quali risultano inutili i disperati tentativi in extremis di Francesco II.
Da parte borbonica, neutralità, a qualunque costo: questa la imbelle bandiera testardamente difesa dalla monarchia borbonica contro tutti gli incitamenti a vincere quell'atteggiamento di apatia; neutralità nel conili ito tra la coalizione franco-piemon­tese e l'Austria, per non dar modo alla Francia di colorire le sue aspirazioni murat-tistc. per conservare l'appoggio amichevole dell'Austria, per non sciupare, in un'azione che può risolversi in vantaggio del solo Piemonte antagonista, quell'esercito che dovrebbe invece servire a fiaccare ad ogni evenienza la rivoluzione nell'Italia meri­dionale. Ha il calcolo neutralista si rivelerà sempre più inadeguato alla difficile situazione in cui si trova il Regno: Napoleone III, nonostante la sua ostilità ad una soluzione della questione italiana vantaggiosa pel solo Piemonte ed alla unificazione nazionale italiana e nonostante i contrasti con l'Inghilterra su questo punto, non muoverà un solo passo efficace per salvare la discreditata e condannata monarchia, imbrigliato come sarà dall'abile rete tesa dal Cavour; l'Austria neppur essa riuscirà a compiere il grande miracolo, e d'altra parte l'incertezza della linea di condotta napoletana, per cui i Borboni, nel loro in effettuabile sogno di indipendenza che appare ora in tutta la ima miseria, non vogliono neppure decisamente e coraggio­samente legarsi alla grande potenza conservatrice l'Austria, farà si che questa abban­doni anche la volontà di compiere il salvataggio; ed infine l'esercito, gelosamente conservato dentro l'ovatta della neutralità, non resisterà all'impeto dei garibaldini animati dall'entusiasmo di una grande idea.