Rassegna storica del Risorgimento

POERIO CARLO
anno <1943>   pagina <495>
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Mentre un regno finiva, ecc. 495
separatista. Ed allora bisognerebbe scegliere il fior fiore tra1 pia decisi propugnatori dell'Idea nazionale, in qualunque provincia siano nati, e qualunque impedimento possano avere. Attendo con ansia vostre lettere. Sono per la vita
L'amicissimo Carlo Poerio
P. S. - Massari l) scrive a Camillo Caracciolo 2) una lettera assai importante sull'argomento che mi ha comunicata.
Questa lettera, come abbiamo già accennalo, è della stessa data di quella ad Antonio Ranieri fattaci conoscere dal Moroncini 3) e, poiché le due lettere si integrano reciprocamente, Bisogna considerarle come un solo complesso. Il pensiero dominante è, infatti, identico: occorre aver di mira la unità, non lasciarsi soverchiare dal partito reazionario e rovesciare il Governo borbonico (turpissimo tra quanti ve ne sono stati al mondo, scrive nella lettera al Ranieri) che mantiene ancora sul trono un fanciullo imbecille. E bisogna rovesciarlo, insorgendo, prima che giunga Garibaldi, e anche se Garibaldi non giunga. Ormai la venuta di Garibaldi pare sicura al Poerio. Il 13 luglio aveva scritto che gli sembrava diffìcile potesse abbandonare la Sicilia. Oraed è ben naturale dopo la vittoria di Milazzo e dopo il fallimento dell'iniziativa francese di impedire, con la solidarietà dell'Inghilterra, il passaggio dello Stretto il Poerio, tanto al Ranieri quanto al Sai uzzo e al De Simone, affaccia soltanto in via di ipotesi, estrema ed improbabile, che, per impreveduti ostacoli (usa queste medesime parole nelle due lettere) sia costretto' a rinunciarvi: ma non crede che ciò possa avvenire; anzi, afferma risoluto: Io sono certo che egli verrà. Ma, nonostante tale persuasione, egli insiste nel perorare con fervore appassionato per la sua tesi che il moto debba esser fatto scoppiare prima che Garibaldi giunga a Napoli.
E in ciò appunto sta il valore storico delle due lettere del IO agosto. Non si potrà, invero, attribuire a Carlo Poerio quella stessa preoccupazione dinastica, piemontese, antirivoluzionaria nella quale tanti scrittori si sono compiaciuti di ravvisare il movente dell'azione di Cavour. *)
1) È il notissimo Giuseppe Massari (18211884) da Taranto, il biografo del Cavour, del La Marmora, di Re Vittorio, l'autore dei Casi di Napoli. Basta citare la biografia scritta di lui dal COTOGNO, Trani, 1931 e il cenno biobibliogr. del MENGHTNI in Encicl. JtaL, XXII, p. 513 e del BELLINI in Dizionario Storico del Risorgimento* III,pp. 521-522.
2) Camulo Caracciolo marchese di Bella (1822-1888) fratello del Principe di Torcila. Fu nel 1860 uno dei capi del Comitato dell'Ordine; Garibaldi Io nominò con decreto dell'8 settembre Inviato straordinario presso l'imperatore Napoleone UT; fece parte dal 10 novembre del primo Consiglio dì Luogotenenza senza incarico di dica­stero come P. S. Mancini e G. Ferrigni; poi deputato, ministro d'Italia in varie Corti europee, prefetto di Roma, senatore dal 1876. Lettere di S. Spaventa 1848-1860 ed. dal CUOCE, p. 16; D'AYALA, Memorie ecc., pp. 231 e 294296; e per un cenno biografico riassuntivo MICHEL in Dizionario Storico del Risorgimento, II, p. 543; oltre che CAIANI, cit. I, pp. 336-337.
3) Nella Nuova Antologia eh. del 1 ottobre 1930 a p. 287.
*) Le citazioni sono superflue tanto ò diffusa l'opinione che Cavour agisse per avversione o per gelosia contro Garibaldi. E tutti, in sostanza, ripetono, con parole diverse, quel che scriveva il biografo laudatore del Vi li innari. a: che cioè Cavour voleva ohe il Generale giungesse nella capitale del Regno a posto pigliato e privo di speranze di guadagnarvi autorità (Bosio, Il Marchese Pes di Villamarina* Milano, 1877, p. 225).