Rassegna storica del Risorgimento

SPADONI DOMENICO
anno <1948>   pagina <250>
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250 Andai scomparsi
-DOMENICO SPADONI
(24 loglio 1871-28 febbraio 1944)
Con la serenità di un filosofo e di uno stoico giunto ormai sulla soglia della -vec­chiaia, il dott. Domenico Spadoni, soleva sovente ripensare al cammino percorso nel campo degli studi e della carriera professionale e, soddisfatto di se stesso, con alacrità giovanile, attendere alle ultime fila dei lavori che gli premeva condurre a termine prima che il silenzio del sepolcro accogliesse anche lui, il minore ed ultimo superstite di quattro fratelli, così come, nel novembre del 1940 troppo inaspettatamente s'era schiuso pel suo dilettissimo Nanni , il nostro indimenticabile Giovanni,
Ne il pensiero dell'inevitabile e non lontano trapasso gli era molesto. Ne parlava, anzi, con frequenza e tranquillità come chi sa che, all'attiva ed onesta giornata di la­voro, deve pur seguire abbondante e degna mercede serbata a giusto premio ai buoni ed ai migliori.
II nudo fasto d'un'àntica colonna d'epoca romana risalente ai giorni ed alle vetu­ste glorie d* Helvia Recina o d'Urbsalvia disse di prescegliere a monumento funebre: ed in quel marmo, che ha sfidato i millenni, troveranno i posteri non soltanto la prova del suo vivo attaccamento alle tradizioni storiche della città e regione natia, ma be­nanche il chiaro simbolo della sua modesta virtù, oltre lo specchio fedele di un austero carattere che, in quanto a virtù, tenne davvero del granitico macigno.
Nato a Macerata il 24 luglio 1871, lasciati gFinterrotti studi letterari, si laureò in giurisprudenza simile, anche in questo, al fratello Giovanni che, già iscrittosi alla facoltà di medicina, disertò la clinica per attaccarsi al codice ed ai regolamenti amministrativi.
Non sali cattedre, ma tenne onorevolmente per alcuni anni la Segreteria dell'Uni­versità maceratese e la Direzione dell'annessa Biblioteca fino a quando, vinto brillan­temente il concorso, se ne andò a Roma Segretario al Ministero della Pubblica Istru­zione. In-prosieguo di tempo (e precisamente neT 1920) lo Spadoni passò alla direzione della Segreteria dell'Ateneo pavese ove rimase a lungo, e cioè fino al suo collocamento a riposo avvenuto per domanda nel 1932. Tale, in succinto, il suo semplice, ma onore­volissimo curriculum professionale che die modo allo Spadoni di stringere numerosis­sime e cospicue relazioni personali e di vivere in centri culturali luminosi per propria gloria o per patri avvenimenti ivi accaduta, oltreché ragguardevoli per copiosità di biblioteche e di archivi di cui egli seppe fare ottimo prò' per la compilazione di sva­riati lavori storici.
D'ingegno felice e d'esuberante attività, giovanissimo ancora, si senti attratto allo stadio della questione sociale che, in quegli anni, infiammava di santo entusiasmo la democrazia italiana (vuoi socialista, vuoi cristiana) che s'affacciava, irrequieta e fattiva, alla ribalta della morta gora della politica italiana del tempo.
La sua tesi di laurea sulla Mezzadria (assai apprezzata e subito data alle stam­pe), fece capire quale sarebbe stato l'indirizzo de* suoi studi e della sua operosità poli-dea prima che passato ad altro ordine d'idee desse ai medesimi un ben diverso avvio senza, peraltro, mai ripudiare quei nobilissimi principi di sana democrazia ai quali rimase costantemente devoto e di cui fu sempre autorevole assertore.
Fondatore e Direttore del periodico La Campana (primo settimanale socialista maceratese), durato dall'agosto del 1890 al settembre del 1892, diede al medesimo ano spiccato carattere rivoluzionario, moneta corrente* allora, fra i giovani di beilo speranze. Ma ben presto (come scrisse il di lui fratello) osservata con occhio più aermo ed esperto la vita politica del nostro poeto passò ed o rimasto poi sempre fra i più convinti riformisti legalitari. *) Da allora collaborò attivamente alla Critico Sociale
*) HELVIUS, Domenico Spadoni, in Cronache Marchigiane del 1939. Loreto, Marchesini, 1939, pp. 96-97.