Rassegna storica del Risorgimento

SPAGNA
anno <1955>   pagina <486>
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J. Vicens Vives
Ecco un argomento di studio, suggestivo pel suo romanticismo, per le sofferenze di coloro che parteciparono alle incerte imprese: antichi capi del carlismo catalano che accorrevano in Italia per difendere gli ultimi baluardi dell'assolutismo intransigente, simboleggiato nelle parole Dio, patria, re. Grazie al libro di JUAN MANE Y FLAQTJER e JOAQUIN MOLA MATINEZ, Historia del bandolerismo y de la camorra en la Italia meridional *) ci è possibile rifare le vicende di quei guerrilleros spagnuoli, che trovarono o la morte o la pri­gione nell'Italia da poco ricostituita. In particolare, quelle di Josep Borges e di Rafael Tristany.
Borges e Tristany erano nati nelle regioni leridane, nella Catalogna occi-dentale; il primo, in Vernet; il secondo, in Ardèvol, nel 1813 e 1814. Allo scoppio della guerra carlista, l'uno e l'altro avevano seguito le bandiere ultra­realiste dei loro progenitori. Valorosissimi, ardenti, geniali comme guerrille­ros, i nomi del Borges e del Tristany fecero fremere i capi degli eserciti libe­rali. Borges acquistò lustro popolare nell'attacco della piazza forte di Ripoll. L'esito sfavorevole della prima guerra carlista, nel 1840, costrinse i due gio­vani a esulare in Francia. Ambedue parteciparono più tardi ai colpi di mano carlisti del 1847 e del 1855, due azioni senza domani, che fecero svanire le spe­ranze dei gruppi assolutisti spagnuoli. Fra queste date, il Borges, generale allora nell'esercito carlista, ai recò a Napoli; nel 1856, troviamo Tristany a Modena, col grado di colonnello. Gli stretti legami tra i carlisti spagnuoli e la corte di Francesco II indirizzarono verso l'Italia le vite dei due capi cata­lani. La loro partecipazione attiva agli eventi militari italiani può datarsi al 18601861, dopo la spedizione dei Mille. H Borges si recò a Roma con l'intento di creare un corpo d'ausiliari spagnuoli, francesi, belgi e irlandesi; ma la sua azione non ebbe il risultato ambito, per mancanza di denaro, le pazzesche fan­tasie e l'irresoluzione della corte napoletana. In fine, il principe di Scilla mette in rapporti il Borges con Francesco Ile il generale Clary. Non sappiamo come il guerrillero catalano accondiscendesse alle sciocche speranze degli assolu­tisti italiani; tuttavia possiamo credere che, logorato dalle sue vicende per­sonali e deluso dallo stravagente corso della politica del suo re, andasse in Calabria a cercarvi la morte. La spedizione ebbe luogo fra il 22 settembre e il 9 dicembre 1860. Guerrillero senza esercito e uomo d'alta coscienza, me­scolato a banditi senza scrupoli, come Carmine Crocco, o ad avventurieri sfrenati, come il Langlois, Giuseppe Borges soffri una terribile depressione spi­rituale nella sua campagna calabrese e fini male. Fucilato a Tagliacozzo, il suo giornale si conserva oggi nell'Archivio di Torino.
Più. fortunato, il Tristany fini la sua impresa italiana in Castel Sant'An­gelo. Egli aveva combattuto nell'aspro paese degli Abruzzi, creato maresciallo di campo da Francesco IL Questi gli aveva promosso tremila soldati bene armati; ma n'aveva trovati soltanto diciotto, con dicci vecchi fucili. Si ca­pisce che egli finisse in breve nelle prigioni romane. Bisogna, però, sottolineare lo spirito dei suoi proclami al popolo abruzzese. Essi cominciano: e E suonata l'ora della emancipazione ... Sollevatevi al grido della patria ohe vi chiama alla difesa ... I vecchi, i mariti, i figli, privi di sussistenza, chiedono pane, lavoro, libertà. Parole che non suonano a vuoto, come motivi di propaganda
l) Pubblicato a Barcellona, 1864.