Rassegna storica del Risorgimento

SALERNO
anno <1956>   pagina <316>
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Gennaro De Crescenzo
feroci Bbirri, quasi nudo, digiuno, ferite, moribondo, fu chiuso come una belva in uno squallido stanzone dei Granili; donde, dopo alcuni giorni tra gli scherni e le ingiurie della vile plebaglia fu trasportato nelle orride pri­gioni di Castel Capuano un tempo reggia degli Angioini, poi sede del tri­bunale ed in parte prigione di ogni genia di lazzari. Passò poi nel conforta­torio del Carmine, dove erano messi in cappella i condannati che tra venti­quattro ore dovevano essere afforcati in piazza del Mercato. Il Lupo, nel varcare la soglia del carcere per recarsi al luogo del supplizio, esclamò, rivol­gendosi ai compagni: Vi lego il mio odio contro la tirannide! Fu intrepido nel salire la scala insanguinata del patibolo (20 agosto 1799) e fino agli estremi momenti restò impavido e sereno. Il suo cadavere, per ordine del re, restò sospeso alla forca per ventiquattro ore, a ludibrio ed a scherno del popolo inferocito; poi gli fu data sepoltura nella chiesa di S. Maria di Costantinopoli.
Fu salernitano Carlo Mauri di Buccino, marchese di Polvica, che, seb­bene padre di due bambini, aveva partecipato alle cospirazioni per la libertà e patito il carcere fino al 28 luglio 1798. Durante la repubblica era stato tenente nella compagnia di Carlo Mascari, poi capo di batta­glione della Guardia nazionale ed aveva fatto parte della municipalità nei periodi più pericolosi. Vista in pericolo la libertà, aveva lasciato gli uffici pubblici e con quattrocento giovani valorosi era corso a comandare ed a sostenere la difesa del forte di Baja. Un ordine del re lo condannava ad essere appiccato, ma negli ultimi momenti gli fu concesso, in favore, di essere decol­lato. Suppliziato il 12 dicembre 1799 insieme a Leopoldo de Renzis, fu sepolto nella chiesa di S. Lazzaro al Lavinaio.
Fu salernitano Nicola Maria Rossi di Laurino, professore universitario e fervente democratico, trascinato al supplizio in piazza del Mercato I'8 ottobre 1799. Sali imperterrito il palco di morte.*)
Fu salernitano il marchese Ferdinando Ruggi, ufficiale di marina, com­pagno di fede del fratello Antonio e di altri giovani nobili salernitani. Fu decollato anziché impiccato, insieme col Conforti, il 7 dicembre 1799 ed il suo cadàvere fu sepolto nella parrocchia del Carminiello. Antonio fu deca­pitato il 23 novembre 1799, perchè nobile, e sepolto nella chiesa di S. Cate­rina ai Funari. 2)
Fu salernitano l'abate Vincenzo Troisi di Cava, alto e sottile della per­sona, che al vescovo di Scala e Ravello, recatosi a sconsacrarlo, chiese di poter andare al patibolo senza sottana e di vestire una giamberga nera. Era stato prima monaco dei Vergini, poi s'era secolarizzato facendosi prete. Affabile, fornito di vasta cultura, di facile eloquenza, giureconsulto di grido e profes­sore onorario di storia della religione nell'università di Napoli. Fu afforcato
1) Vecchio settuagenario, detto l'Organo per il BUO ingegno potente e per le sue opere. Era stato professore olla cattedra detta dei primi rudimenti,
2) il Nelson il 23 agosto s'ora doluto che nessun nobile fosse stato ancora impiccato.' Egli pensava che la morte non sarebbe stata onorevole Sii non fosse obbrobriosa, ma le leggi concedevano ai nobili il privilegio della decapitazione.
Non ni è potuto spiegare come Antonio, che era il pio giovane e probabilmente il meno colpevole, sia stato decapitato prima del fratello. Fortunati come ai disse che ebbero recise le teste in giorni diversi ! Essi furono paragonati ad Armadio e ad Aristogitono.
La loto casa in Salerno fu saccheggiata e devastato dal popolo per ordine del Buffo. Si vuoto che, tra nitro, avesse messo nell'acqua molti quadri di valore por rubarne la tela.