Rassegna storica del Risorgimento

PADULA VINCENZO ; PATELLA FILIPPO ; CLERO ; SALERNO ; SERINO OV
anno <1956>   pagina <533>
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TRE SACERDOTI SALERNITANI GARIBALDINI
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Ai moti del 1848, avvenuti nel regno delle Due Sicilie, Ferdinando II aveva risposto, lasciando cadere, con arte, la costituzione, ed inaugurando quella tremenda era di persecuzioni politiche e di patimenti, seguiti da se­vere condanne, che avevano seppellito nei vari ergastoli del regno i più. ani­mosi patrioti. Questa feroce lotta al liberalismo meridionale fu dagli storici contemporanei denominata: reazione borbonica, e ne conserva tuttora il nome. Alle condanne all'ergastolo ed ai ferri, seguirono la formazione delle Uste degli attendibili e delle commissioni provinciali dette di empara, che assegnavano i patrioti a domicilio coatto, disponevano la sorveglianza spe­ciale di essi e per motivi di polizia, con arbitrio inconcepibile, dopo le sen­tenze delle corti e dei tribunali speciali, prolungavano a tempo indetermi­nato, a loro insindacabile giudizio, la permanenza in carcere dei condannati politici. La polizia spadroneggiava sovrana, assumendo un potere superiore alla stessa magistratura, ed imbastiva processi a suo piacimento, che non seguivano l'ordinaria procedura, ed erano chiamati di Truglio. Molti libe­rali venivano poi dannati all'esilio perpetuo dal regno: essi si recavano pre­valentemente in Liguria ed in Piemonte, ove i piò poveri ricevevano aiuti ed assistenza dai comitati liberali: alcuni esulavano in Francia ed in Sviz­zera, altri pochi in Inghilterra. Moltiplicato lo spionaggio, vi si segnala­vano loschi figuri, che facevano spesso da prezzolati testimoni nei processi politici.
Con questi mezzi, Ferdinando II si illudeva di spegnere il patriottismo dei suoi sudditi, senza considerare, come, del resto, non lo avevano considerato l'onnipotente cancelliere austriaco, principe di Metternich e lo zar di Russia, suoi alleati ed ispiratori in politica, che la generale aspirazione di conseguire più Uberi ordinamenti, era fatale, e scaturiva dal progresso civile, morale e culturale dei popoli che essi governavano. Ai Poerio, ai Settembrini, ai Piron-ti, ai Castromediano e ad altri illustri patrioti, che languivano negU ergastoli delle isole partenopee e siciHane ed a Montefusco, erano succeduti una mi­riade di giovani animosi, resi più. circospetti dall'intenso lavoro della poUzia e delle spie, presenti in ogni luogo. Essi operavano in profonda segretezza, sotto la guida di vecchi cospiratori, che, per fortuna e per arte raffinata, avevano potuto evitare l'arresto, apparecchiandosi arditamente alla riscossa.
I liberali compromessi nei precedenti moti, riparati in Piemonte, in Francia ed in Svizzera, venivano attentamente sorvcgUati dalle spie dei diplomatici' napoletani addetti alle relative legazioni e consolati, che invia­vano frequenti, circostanziati rapporti, direttamente alla camarilla, sugli esuli più importanti. Fra essi, si distinguevano, principalmente, il Canofari, incaricato di affari napoletano presso la corte di Torino; intelligente, astuto, indagatore esperto, che aveva in mano molte fila dell'intricata matassa Uberale del regno delle Due Sicilie, ed il console a Genova, Ippolito Garrou.
Nel 1848, il Cilento, vasto e montuoso distretto della provincia di Sa­lerno, aveva innalzato, il 17 gennaio, il vessiUo della rivolta appena dopo l'inizio della rivoluzione, scoppiata a Palermo il 12 dello stesso mese. Sue-