Rassegna storica del Risorgimento

PADULA VINCENZO ; PATELLA FILIPPO ; CLERO ; SALERNO ; SERINO OV
anno <1956>   pagina <536>
immagine non disponibile

536 Alfredo Ricci
spettatore inerte delle nuove glorie dei Mille e volle, ad ogni costo, partire al seguito del suo glorioso duce. Iniziatosi, il 20 luglio, il combattimento avanti Milazzo, il fuoco dei borbonici dal castello era assai violento, ed il Padula, mentre alla testa della sua compagnia attaccava il nemico, cadde ferito da un proiettile alla gamba destra. Dopo la vittoria, il prode capitano venne tra­sportato nella casa del sindaco di Barcellona, ove fu assistito con grande amore, da un ufficiale suo comprovinciale, Michele Maglioni, e dalla infermiera principale del corpo di spedizione, Jessie White, sposa del patriota Alberto Mario, che ebbe per il ferito le più. delicate attenzioni. Purtroppo, verifica­tosi la cancrena, fu necessario procedere all'amputazione dell'arto, opera­zione che venne subita dal Padula senza cloronarcosi, con grande stoicismo.
Garibaldi promosse maggiore il valoroso sacerdote e lo citò all'ordine del giorno, e poiché le condizioni dell'infermo davano luogo a preoccupazioni, fu autorizzato l'ufficiale garibaldino Michele Magnoni, amico e conterraneo del Padula, a recarsi presso il di lui fratello, Filomeno, volontario garibal­dino, arrotatosi nel battaglione comandato da Michele Matina, che si accin­geva a marciare su Napoli. Il Magnoni adempì rapidamente a la delicata missione e Filomeno Padula fu autorizzato a correre al letto del valoroso fratello, ove giunse in tempo per assistere alla sua fine. Si spegneva cosi, a soli 29 anni, in terra di Sicilia, a Barcellona Pozzo di Gotto, imo dei più notevoli patrioti del nostro mezzogiorno. Cospiratore di eccezionale tempra, prigioniero, garibaldino, capitano, maggiore dei Mille, Vincenzo Padula seppe unire alla fede invitta nei destini della patria, un carattere adamantino ed un costante spirito di ribellione all'assolutismo borbonico.
In occasione del primo cinquantennio della morte di Garibaldi, 1*11 mag­gio 1932, i concittadini del fiero patriota, ne vollero eternare la memoria, facendo murare sul prospetto della sua casa, in Padula, una lapide marmorea con la seguente epigrafe, dettata, anni prima, da Giovanni Bovio:
AL MARTIRE DI LIBERTÀ / VINCENZO PADULA / DEGNO SACERDOTE DEL VERO E DELLA PATRIA / MAGGIORE DEI MILLE / COMBATTE DA PRODE / A / MARSALA CALATAFIM1 - PALERMO E MILAZZO / OVE CADDE DA FORTE /' PUGNANDO / OGGI 11 MAGGIO 1932 / I PADULESI COMPATRIOTI / A RILE­VARNE IMPERITURA LA SANTA MEMORIA / QUESTA PIETRA / CONSACRARONO.
A Vincenzo Padula fa seguito Ovidio Serino, sacerdote esimio, caldo patriota, animo ardentissimo, nato in Carili di S. Severino Bota il 5 aprile 1813.
Prese parte attiva ai moti del 1848 e fu latore della lettera, che il 21 maggio di quell'anno, venne inviata da Giovanni D'Avossa a Costabile Carducci, perchè desistesse dai suoi proponimenti di continuare l'insurrezione in Calabria. A tale proposito, è opportuno osservare, che il D'Avossa appar­teneva al gruppo dei liberali moderati, che aspiravano a conseguire prin­cipalmente la costituzione, anche sotto lo stesso Ferdinando di Borbone; mentre il Carducci, fiero repubblicano, che aveva comandato la prima insur­rezione del Cilento, nel gennaio dello stesso anno, non poteva avere altro obbiettivo, che il conseguimento del programma del suo partito, pel quale lottò fino al martirio.
Dopo la sconfitta di Novara, la caduta della repubblica romana, ed il ritorno a Roma di Pio IX, intensificate le persecuzioni ed ì processi puli­tici a carico dei liberali, Ovidio Serino, per aver cospirato e poi combattuto dalle barricate in Napoli, il 15 maggio 1848, fu dalla Gran Corte speciale di