Rassegna storica del Risorgimento

PARLAMENTI
anno <1962>   pagina <406>
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Luigi Perla
Al dì qua del Manzoni la scelta offriva varie possibilità, poiché, come si è visto, figuravano nell'elenco delle personalità sottoposte per la nomina alla firma del sovrano, nomi di uomini quali Giorgio Pallavicino, Giovan Battista Camozzi, Luigi Torelli e così via. Ma questi nomi venivano tuttavia eselusi dalla categoria ventesima per essere invece accolti nella terza (Pal­lavicino e Torelli) e nella ventunesima (Camozzi). L'altissima distinzione di essere accolti nella Camera vitalizia per la categoria ventesima veniva invece riservata all' Arri vabenc, al Panizza, al Merini, al Lo mbar clini e al Nazari.
Compiute le nomine per la Lombardia il Governo con vari decreti disponeva quelle dei rappresentanti dei ducati, di Bologna, del ferrarese, delle Romagne, dell'Umbria e delle Marche.
Per i ducati, con decreto del 29 febbraio, era mandato al Senato il generale Manfredo Fanti, una personalità che in quel tempo era in pri­missimo piano sulla scena politica per avere assunto da poco piò. di un mese, nel primo gabinetto italiano presieduto dal Cavour, la carica di Ministro della guerra, nella quale il vecchio patriota carpigiano doveva tra breve trovare assai filo da torcere per il nuovo ordinamento dell'esercito. Se­guivano quindi il conte Pietro Salvatico di Piacenza, bibliografo e let­terato, dotto studioso di archeologia e di storia, già deputato alla Camera subalpina per i collegi di Bardi e di Varzi nella I e nella II legislatura; Francesco Linati nato a Barcellona (Spagna), ma di antica famiglia parmense, attiva e devota, con il conte Filippo junior e il conte Claudio, alla causa liberale, podestà di Parma nel 1859 e firmatario della protesta del 24 luglio contro il governo del Borbone; l'avvocato Francesco Carbo­nieri di Campagnola Emilia, membro del governo provvisorio modenese nel 1848, ministro per la pubblica istruzione e firmatario del rogito di dedizione del ducato a Carlo Alberto; il marchese Ercole Coccapani Imperiali di Modena, attivissimo nel 1859 a promuovere un patto di unione tra l'Emilia e la Toscana; ed infine Luigi Chiesi di Reggio Emilia.
Le nomine per i ducati erano avvenute non senza qualche difficoltà e comunque con notevole incertezza e perplessità di criteri. Il Fanti che a parte la carica allora occupata aveva un passato di forte rilievo ed era stato sulla breccia fin dal 1831, quando nella famosa notte del 3 febbraio si era trovate dinanzi le truppe del duca, entrava alla Camera Alta per le sole categorie 5* dei Ministri e 14a degli ufficiali generali. Il modenese Fonta-nelli era per allora messo da parte e doveva aspettare altri quattro anni per essere accolto in Senato. Il Pallicri, saluzzese, inviato nel 1859 a Parma per preparare l'annessione, doveva attendere il 1863 per entrare alla Ca­mera vitalizia. Qualche altro veniva lasciato in disparte. L'avvocato Manfredi, governatore di Parma e Piacenza nel 1859 e poi segretario gene-Tale del Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti sotto la dittatura Farini,