Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1970>   pagina <463>
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Italiani in Corsica
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questa situazione di cose mi pure che chi non c'è in mezzo non ci debba andare, per* che pochi individui malgrado il loro valore personale non possono cambiare lo stato delle cose...
Ed anche quest'altro scritto a Nicola, sempre da Livorno, il 23 novembre 1846.
fiSi Un uffizi ale piemontese che ha assistito alle manovre del campo presso Torino mi dice che quest'anno i simulacri di guerra erano diretti alla Lombardia anziché alle Alpi ; che gli spiriti nazionali germogliano ormai liberamente nell'eser­cito, il quale è numeroso e benissimo ordinato. In pochi di potrebbero esser chiamati sotto le bandiere oltre a 100.000 uomini, non compresi 60 battaglioni di riserva. Questo è l'importante, prescindendo dalle speranze più o meno fondate sulle disposi* adoni personali. Ieri la < Gazzetta piemontese annunziava un corso straordinario di storia militare italiana, che sarà professato dal dott. cap. Er. Ricotti all'Università di Torino. 11 Balbo ha pubblicato a Torino un sommario della storia d'Italia tutto diretto contro la dominazione straniera.
L'autore dell'opuscolo: Alla Italia del 1859. Canto de' prigionieri nelle carceri di Bastia >, Angelo Sante Padovani, medico, è stato uno dei numi tutelari dei nostri esuli. Numerose sono le lettere a Ini di Nicola e Paolo Fabrizi, nei momenti nei quali erano lontani dalla Corsica. Da Londra il pittore A. Biagini si lamenta, nel 1852, perché non riesce a vendere i suoi quadri. La vita nelle miniere di Montevecchio è, invece, descritta nel 1853 da Torello Cerquetti.
Nel 1848-1849 il Padovani è hi diretta corrispondenza con il collega Carlo Pigli che gli dà notizie di Livorno e della Toscana.
Tra le carte del focoso deputato di Arezzo scelgo questa lettera dal campo di un nomo che non vuole arrendersi, neppure alla vigilia dell'armistizio Salasco.
Piacenza. Dalla destra sponda del Po, 3 agosto 1848. A.C.
Avrai inteso le nostre peripezie. Eravamo vittoriosi di faccia al nemico alla di­stanza di pochissime miglia da Verona e Mantova. Occupammo onorevolmente la prima linea dell'Esercito italiano. U 24 luglio vincevamo la più bella battaglia che si fosse data. Il 25 un nuvolo di barbari comparsi inaspettatamente irruppero precipitosi e il terreno acquistato con tanto sangue con tanti sudori e con tanti sacrifizi veniva invaso e messo a roba da un secondo Attila. Quante volte mi voltava indietro. Quante la­crime di compassione per quei poveri abitanti, almeno per quelli della buona causa. Pazienza ! non dobbiamo scoraggiare. A voialtri tocca a soccorrerci. A voi a ricompen­sare le fatiche nostre che sono tante;
Io scrivo per dirti i compensi che occorrerebbero fossero presi per migliorare e completare l'armata.
1 nell'isola dell'Elba vi sono dei vecchi e bravissimi militari. Ivi converrebbe fare un appello per richiamare almeno gli scapoli alla capitale e servirsene. Vi sono specialmente due compagnie dette di cannonieri sedentari, che sono istruitissime per il fucile e per il cannone. 300 di loro rianimerebbero l'artiglierìa.
2" Si potrebbero benissimo avere altri 300 carabinieri e cosi avere un corpo di vecchi militari che con l'esperienza e con la buona condotta servirebbero di esempio alle reclute che volete fare.
Luigi Trentanove A Pigli, deputato per Arezzo.