Rassegna storica del Risorgimento

FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE; MILANO AGESILAO; REGNO DELL
anno <1974>   pagina <72>
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I lotti )riRonironu tubile llaltontalart) a Hrevola, roto * al. ,. . rbe combatterono U tirannide. Ma. secondo il Ussaro, par quanti nflrazH aj possano fare, tatti sarebbero inadeguati al fatto dal Milano, Infatti, Musi fgj> vola non ani un attorno ha al avventore contro II proprio rat ani un n*aaja cantra il capo dot tuoi nemici: no Poraenna esercitava sul popolo romano il terroni da Ferdinando II incuteva ani napoletano. Par quanto, Insomma, al paragoni il Milano agli eroi della cui semi-favolosa ad eroica, la sua figura aarg* e ti eatoila sempre pia maestosa e gigante. Intanto vedere un fantaccino. In tempi di terrorismo, nella depressione generale degli animi, concepire tutto solo, n arditissimo disegno, e perseverarvi più anni, e superare tutti gli ostacoli, poi, uscire dallo file ordinate avventarti con Tanna bianca, ani nemico interno del ano paese, e ciò in piena luce del giorno, non quando quegli è tolo e da pochi arcom pur nato, non in vie deserte e curo ma in campo aperto, circondato dalla forza, circondato da un esercito intero, in tutto lo splendore delia Signoria mi­litare e armato come gli altri, e per sopraggiunta a cavallo, quando l'altro e un fante, e ciò non ostante avventarti su di lui, vincere lo spazio che lo separa da esso, quando si sa di cader vittima e vittima sicura e ciò prima di pervenire a vibrare un colpo, quando gli occhi di tutti sono rivolti su di Ini, quando il solo uscir dalle file costituisce una colpa, non curar nulla gli stragi e la morte, affrontar la prima e la seconda sol per obbedire ad un profondo sentimento di dovere, solo animato dal pensiero di salvare il paese, tutto ciò costituisce nel suo com­plesso il fatto del Milano un atto di tal natura, che non solo come dissi, la storia non ha uguale, ma cui non pervenne ad immaginare di simili la splendida fan­tasia dei maggiori poeti del mondo >.2)
La quale conclusione appare, ovviamente, esagerata, pur senza entrare in polemica con il Lazzaro, limonasi o il Bilotti sugli esempi di grandi tirannicidi da avvicinare al Milano.
Dalla narrazione del Lazzaro si evince, altresì, che durante la crudele im­piccagione dell'attentatore e dopo di esca, gran parte del popolo presente pianse, e molti svennero, molti guardavano il cielo, ove già vedevano elevata quell'ani­ma eletta , sulla scia di due colombe bianche che, posatesi sul patibolo, allora ne partirono (secondo la leggenda) quando l'eroe fu spento. Ho parlato del po­polo - insiste il Lazzaro dell'immensa maggioranza del paese: era mio in­tendimento narrare della viltà ributtante dei corpi costituiti che ufficialmente felicitarono il tiranno del pericolo superato. Quel che vidi allora mi avrebbe fatto maledire alla sorte di essere nato napoletano, se d'altra parte non mi avesse confortato il sentimento generoso e nobile del popolo. Gli indirizzi di felicita­zione che si leggevano nel giornale ufficiale del Regno spirano viltà o servi* lismo da tutti i versi. Ricordo con ribrezzo la sollecitudine con cui alcuni am­bivano l'onore di far parte delle deputazioni officiali presso il Re, deputazioni apportatrici degli indirizzi officiali. Ricordo dei giovani vestiti in abito nero, con guanti gialli, cravatta bianca, pavoneggiarsi nelle carrozze, e porsi in mostra in un paese in cui financo le pietre in quei momenti benedivano al Milano, ma­ledicendo ai suoi carnefici. Io non narrerò la ignominia e le vergogne del mio
*J C. LAZZASO, Memorie cit.t p. 473,
9 lòidi-m, p. 472.