Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI CAPRERA
anno <1976>   pagina <60>
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MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE
RIVIVE IL MUSEO GaribaldiNO DI CAPRERA I
L'ultimo capitolo {La parabola di un mito) del bel volume del compianta amico Salvatore Comes, dopo l'esame dei vari motivi e dei vari aspetti della contestazione del mito di Garibaldi, si conclude con l'afforinazione che il mutare e il travestirsi delle vicende Garibaldine nel suo fitto iter interpretative* entro e fuori d'Italia non sono tanto l'espressione di un rapsodico interesse comopolitico o di uno strambo atteggiamento della fantasia, quanto il segno di una vitalità ed eccezionalità, vecchia e pur nuovissima, del personaggio e della sua storia intima.11 Concerto questo nel quale possiamo concordare, derivan­done la legittimità di intitolare al nome dell'Eroe brigate della lotta partigiana dopo l'8 settembre, ma non di giustificare il mal uso che si fece della immagine di lui insieme con quella di altri generosi attori del dramma risorgimentale durante l'occupazione tedesca di Roma (non lutti avevano dimenticato il non vogliam Tedeschi giust-iano) o la stranieri tal izzazione elettorale del 1948.
Tanto meno, poi, crediamo si possa assolvere la criminalità gaglioffa di chi, in tempi assai più vicini, ha voluto contestare il mito danneggiando e offen­dendo ricordi di particolari momenti della epopea Garibaldina.
Teppisti volgari o demitizzatoli e dissacratori gli ignobili ignoti che, nel­l'estate del 1973, con notturno coraggio , come scrisse nella sua denuncia l'aw. Ugo Veronesi, commissario del Comitato di Ferrara dell'Istituto, hanno provocato l'incendio del capanno della Piallazza, presso il Lido di Magnavacca, in cui, il 3 agosto 1849, Garibaldi si era rifugiato con Anita morente? 2) Ci vol­lero due anni perché chi aveva sollecitato l'opera di ripristino potesse dichiarare: C'è ancora qualcuno, in questi tempi, che conserva qualche rispetto per le memorie del nostro passato .3)
Forse il dubbio non ha ragion d'essere né per quell'episodio, né per la devastazione, la profanazione e il saccheggio della modesta piramide eretta a ri­cordo di Pilade Bronzetti e dei suoi quindici compagni caduti a Castel Morrone il 1 ottobre 1860. Quando la stampa si è occupata della vandalica gesta erano trascorsi diversi mesi: nessuno si era interessato del danno materiale e dell'offesa volgare recata ai miseri resti venuti allo scoperto. Più che gli autori materiali delle due imprese, ci sembra meritino di essere chiamali demitizzatoli e dissa­cratori coloro che sono rimasti sordi agli appelli di chi li aveva richiamati al proprio dovere. )
1) Chiaroscuro di un mito. Note sulla letteratura Garibaldina, Roma, Colombo, 1972, pp. 153-200.
2) Ved. Rassegna storica del Risorgimento, a. LX (1963), pp. 333, 655. E non fu impresa facile indurre le autorità responsabili a metter mano ai lavori di restauro, ivi, a. LXI (1974), pp. 634-635.
3) Ivi, a. LXI1 (1975), pp. 283-284.
4) ANDHEA D'ERRICO, Devastato da vandali a Castel marrone il monumento al gari­baldino Bronzetti, in 11 Mattino, 29 novembre 1975. Dopo un sopralluogo di soci di a Italia