Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1978>   pagina <230>
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Libri e periodici
Tiberi già nel giugno 1835 in quella che sembra un'epigrafe per la nunziatura del suo successore, l'Amat tanto congeniale ed intrinseco di BernetO, ma appaiato ora a lui in uno
sterilissimo tramonto.
RAFFAELE COLAPIETRA
ali Caffè Pedrocchi, riedizione anastatica; Bologna, Atesa ed., 1977, 2 voli., in 8. S.p.
ANDREA GLORIA, Cronaca di Padova, introd. e note di G. TOFFANIN JR.; Trieste, ed. lini, 1977, in 8, pp. 232 con ili. L. 6.000.
Padova nell'ultimo ventennio di dominio austriaco rivive con bella evidenza in questi due libri che ne forniscono quasi giorno per giorno la cronaca. Il primo è un settimanale letterario e politico, aperto alle voci più giovani, il secondo l'esplicita cronistoria d'un eru­dito medievalista come il Gloria, che è pure archivista e bibliotecario comunale e quindi in grado, per ragioni d'ufficio, di venire a conoscenza diretta di documenti originali della vita cittadina.
Fin dal '44 il clima politico appariva mutato e, dopo anni di silenzio, appariva in gennaio il Giornale Euganeo, periodico animato da propositi liberali, attento ad una critica costruttiva delle attività culturali, sociali ed economiche, interessato alle lettere italiane e straniere. Attorno ad un tipografo colto e intraprendente, Jacopo Crescini, erano uomini della vecchia e della nuova generazione, ugualmente amanti della patria, quali Antonio Meneghelli, direttore e Antonio Berti compilatore, con Giuseppe Bianchetti, Jacopo Ca-bianca, Andrea Cittadella Vigodarzere, Tullio Dandolo, Carlo Leoni, Pier Alessandro Para­via, Marc'Antonio Sanfermo, Pietro Selvatico, Vincenzo Solitro. Dopo una vita dignitosa e seria, durante la quale gli scritti dei preti reazionari Menin e Nardi, e quelle dei conserva­tori de Lazara e Cantù, lasciarono gradualmente il posto ai novatori De Castro e De Boni, Carrara e Dall'Ongaro, Carrer e Cavalli e Stefani, anche il Giornale venne coinvolto nella fiammata rivoluzionaria, per cessare poi col trionfo della reazione.
Alla fine del '44, per allargare la sfera d'influenza del loro Giornale, il Berti e il Crescini avevano pensato alla pubblicazione d'un foglio più popolare dal titolo di Caffè Pedrocchi. Nel novembre essi inoltrarono regolare richiesta alle autorità, proponendosi di farlo uscire ogni domenica recando a utili ed ameni argomenti di belle lettere, di viaggi, di studi storici e bibliografici, delle scienze considerate nel vantaggio individuale e della società, di teatri ad altro . Riuscite soddisfacenti le informazioni di polizia, il ministro Sedlnitsky comunicò in dicembre il suo assenso al governatore di Venezia. Ma il numero di saggio, comparso solo il 1 luglio del '45 e contenente una lirica del Prati, diede occa­sione ad un intervento poliziesco e fornì pretesto per l'espulsione del Poeta da Padova. Tuttavia, quando finalmente il settimanale usci, il 4 gennaio del '46, il Prati fu tra i col­laboratori, assieme a parecchi scrittori dell'Euganeo: il Selvatico, il Cittadella, il Leoni, Teobaldo Ciconi e Leone Fortis; accanto a questi erano, più giovani e combattivi, Guglielmo Stefani (che sarà, emigrato politico in Piemonte, il fondatore dell'importante agenzia di stampa). Luigi Carrer, Federico Seismit-Doda, Ippolito Nievo, Caterina Percoto, Aleardo Aleardi.
H favore del pubblico, dopo il successo iniziale, non fu tuttavia costante: vivace e scanzonato, spesso satirico e polemico, il settimanale era fatto per piacere agli universitari, alla borghesia colta, agli iniziatori di nuove imprese economiche. Non potendo trattare esplicitamente argomenti politici, esso mancava di robusti articoli di fondo e si disperdeva in ampi articoli di critica letteraria e teatrale, in rievocazioni storiche, nella pubblicazione di molti versi. Riusciva, però, vario e interessante, vivace, attento aR'amministrazione e ai lavori pubblici locali, aperto a molti studenti ed ex-studenti delle tre Venezie. Memorabili furono le sue campagne per Tintitolazionc del teatro cittadino rinnovato dal Jappelli, ma anche gli attacchi al capostazione Pogliaghi e al canonico Valbusa. All'ilarità si mescola­rono le proteste e l'intervento della polizia, che nel luglio del '47 notificò uincialmente la decisione di sopprimere il periodico (con il gennaio 1848, perché gli abbonati non fossero danneggiati). Da qui Ij ricorso della redazione a Vienna, l'intervento contrario della curia