Rassegna storica del Risorgimento

AGRO ROMANO BONIFICA; BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884-1956
anno <1988>   pagina <386>
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Libri e periodici
nel lavoro come ingegnere ferroviario. Ostile allo straniero e al dominio assoluto, egli combatté con i volontari padovani a Sorto nel 1848, alla difesa di Vicenza.
11 suo patriottismo non venne mai meno, anzi egli ebbe l'orgoglio d'aver appartenuto ai combattenti del Risorgimento e negli anni successivi volle onorare i caduti del '59 con l'erezione degli Ossari di Solferino e di San Martino, ma in forma più concreta credette di poterlo dimostrare con le imprese ferroviarie, edilizie e industriali, sentendosi in qualche modo impegnato a rendere l'Italia più libera economicamente dalle importazioni dall'estero.
La Società veneta per le costruzioni pubbliche, fondata per sua iniziativa nel 1872, fu subito assai importante per Padova e per l'Italia. Costruzioni ferroviarie, lavori portuali, acquedotti, l'erezione del palazzo del Ministero delle Finanze a Roma diedero positivi risultati per gli azionisti e fornirono buone occasioni di lavoro a tecnici e ad ingegneri usciti dalla nostra Università (F. Gabelli progettò allora un tunnel sotto lo stretto di Messina). Solo l'ambizione di allargare gli interventi nel campo siderurgico, la fondazione della Società Alti forni e i massicci investimenti nelle Acciaierie e fonderie di Terni misero in difficoltà finanziarie la Veneta e diedero esca a critiche e ad accuse contro l'avventurosa gestione del Breda. 11 Governo intervenne con commesse e anticipazioni, donde più gravi accuse in sede parlamentare contro il senatore Breda, fatto segno pure alla campagna denigratoria di Luigi Vassallo sul Don Chisciotte (1896). Le denunce e le calunnie vennero smontate una ed una nei tribunali; apparve chiaro però all'opinione pubblica lo stretto legame che condizionava le possibilità di sviluppo industriale al favore della classe politica.
Di questa classe il Breda aveva fatto parte come deputato della Destra di Padova fra il 1866 e il 79, ed egli godette anche in seguito della fiducia dei liberali moderati e della Destra e della Sinistra, sollecitati dagli sviluppi economici ed ormai inclini al protezionismo. I suoi interventi alla Camera furono contro l'impopolare tassa sul macinato, per l'impegno dello Stato nel campo ferroviario, per il rafforzamento dell'esercito, la sistemazione idraulica dei fiumi del Padovano e l'incremento del porto di Venezia.
Un capitolo a sé riguarda un aspetto poco conosciuto della personalità del Breda: la sua passione per i cavalli, l'organizzazione d'una scuderia con criteri razionali di selezione (la razza Breda), la costruzione dell'ippodromo di Ponte di Brenta (su progetto dell'ing. Mon-terumici, 1901) destinato ai più fortunati sviluppi. A Ponte di Brenta sono visibili altre realizzazioni: l'asilo infantile in memoria della sua buona madre, l'ospizio per i vecchi a ricordo della cara moglie, infine il lascito che portò all'istituzione della Fondazione che in suo nome ha svolto cospicua attività filantropica.
Altre iniziative del Breda sono poi ricordate: le proposte per l'abbellimento del Santo di Padova e l'esecuzione a sue spese degli affreschi del Seitz nella cappella di S. Stefano, il contributo alla ricostruzione del campanile di S. Marco a Venezia, l'apertura al pubblico del parco della sua villa. Restò invece in lui una certa diffidenza verso la stampa, memore delle amarezze sofferte, quindi tiepido e scarso il suo intervento pur solle­citato da vecchi amici a favore dell'organo di stampa moderato La Provincia di Padova. Ma ormai la straordinaria attività dispiegata negli anni della fervida maturità si affievoliva, il giovane cugino Ernesto in cui aveva riposto tante speranze (ed affetto come per un figlio, egli che M figli propri non ne ebbe) aveva lasciato la Società per sviluppare a Milano la sua grande industria, le forze via via gli venivano meno. 11 vecchio combattente ripiegava le vele, soggiornava più a lungo nella casa avita, interveniva poco e malvolentieri in pubblico.
Il biografo si sofferma con simpatia e con penna leggera sugli ultimi anni di vita del Breda, comprendendo i suoi sfoghi e i suoi limiti umani. Non gli mancarono ancora riconoscimenti ed onori, ma nell'età gioliltiana che si apriva egli era un sopravvissuto, ancorato ad una visione celebrativa dèlie grandi realizzazioni e paternalistica verso i dipendenti. Urgevano tempi nuovi, la tumultuosa crescita economica, lo sviluppo dei ceti emergenti. Il carteggio del senatore, che riguarda soprattutto gli ultimi anni della sua vita (egli morì all'inizio del 1903), lumeggia bene il suo disagio di fronte alla problematica sociale e l'attenzione per le opere di beneficenza.
Il denso volume, che poco indulge all'aneddotica e considera solo l'essenziale e il documentato, ci fornisce un profilo equilibrato del Breda, il quale fu il maggior protagonista