Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <206>
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Lorenzo Del Piano
ai lavori parlamentari, sia perché aveva qualche difficoltà a parlare in pubblico, sia, e soprattutto, perché i suoi mezzi non gli consentivano lunghi soggiorni a Torino. Di questa esperienza cercò di trarre le conse­guenze pratiche, sostenendo la necessità della concessione ai deputati di un'indennità, in difetto della quale solo i più ricchi avrebbero potuto assolvere il compito affidato loro dagli elettori.
Notevole scalpore suscitò, agli inizi del 1849, la sua mozione di censura contro il Gioberti, accusato di aver offeso la dignità della Camera. Fatto oggetto di pesanti attacchi a Torino non meno che a Cagliari, il Tuveri reagì con una serie di opuscoli, diretti in particolare contro il giornale l'Indicatore sardo e i suoi redattori fratelli Martini, i quali, dopo aver servito il governo assoluto, rappresentavano ora il partito mode­rato, non privo di punte reazionarie. 'Un contributo ai lavori parlamentari il Tuveri lo dette, per incarico del Cavour, con una relazione sui Monti di Soccorso, dei quali si voleva modificare l'organizzazione; relazione che, però, inadatto come si sentiva a rivolgersi ad un uditorio spesso distratto o turbolento, non volle leggere in aula. Per non favorire gli avversari politici che avrebbero potuto subentrargli, conservò la carica di deputato fino al 1857, quando si dimise definitivamente per partecipare alla vita pubblica solo come consigliere provinciale e sindaco di Collinas.
Autore di opere di grande impegno culturale, prima fra le quali il trattato teologico-filosofico Del dritto dell'uomo alla distruzione dei cattivi governi, recensito dai giornali democratici, ma anche dalla Civiltà cattolica, Tuveri non ebbe il successo che sembra si aspettasse: della sua opera vennero infatti prenotate solo 355 copie, in gran parte da preti e da frati, contro le 1.387 dell'opera citata del Siotto Pintor e le 1.014 della Storia di Sardegna del Manno. Intensa fu la sua attività pubblicistica, che lo vide collaboratore, oltre che dei giornali continentali già citati, della Gazzetta popolare di Giuseppe Sanna Sanna, della Bussola e della Cronaca, diretta nominalmente da Gavino Fara, di fatto dall'ancora giovanissimo Francesco Cocco Ortu.
Vicino a Mazzini ed a Cattaneo, ma con una propria originalità di pensiero, il Tuveri fu sempre fedele alle sue convinzioni federaliste o, in mancanza di meglio, autonomiste, né esitò ad impegnarsi nell'azione pratica quando nel 1860-61 circolò insistente la voce che Cavour, dopo Nizza e la Savoia, intendesse cedere alla Francia anche la Sardegna. I democratici sardi, alla testa dei quali si sarebbe messo Garibaldi, se questo disegno fosse andato in porto avrebbero resistito, per iniziativa del Tuveri, con le armi, e l'isola, se non poteva più essere italiana, piuttosto che francese sarebbe diventata inglese. Le ripetute smentite non convinsero i sardi, e solo la morte del Cavour valse a placare le acque, anche se di una possibile cessione dell'isola alla Francia si tornò a parlare dopo la terza guerra d'indipendenza. Documento singolare di una vicenda della quale si è interessato a fondo Corrado De Biase sono gli articoli che Mazzini scrisse per esortare i sardi a mantenersi fedeli all'Italia, promettendo un avvenire migliore in un futuro che si augurava non troppo lontano.