Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <207>
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J . Qimami Battista Tuveri 207
Terreno pratico di indagine e di polemica fu per il Tuveri la difesa e la rivendicazione delle autonomie locali contro il centralismo statale, ed anche se una modesta pubblicistica di impostazione meridionalista andò for­mandosi già nel decennio di preparazione col contributo di scrittori non certamente progressisti cóme Stefano Sampol Gandolfo, ricordato or non è molto da Leopoldo Ortu, fu il Tuveri che dopo runificazione parlò per primo di una questione sarda in chiave autonomistica. In termini sostan­zialmente non diversi il Cattaneo aveva denunciato l'incapacità, oltre la mancanza di volontà, del governo centrale di risolvere un grosso problema squisitamente locale, quello della destinazione da dare al mezzo milione di ettari (più di un quinto della superficie dell'isola) che avevano costituito i soppressi demani feudali, e sui quali le popolazioni locali esercitavano il diritto di ademprivio, nome che avevano non solo in Sardegna gli usi civici.
La personalità del Tuveri ebbe modo di esprimersi pienamente dopo il 1870, quando tenne per cinque anni la direzione del Corriere di Sardegna, considerato organo della Massoneria. Collaborò in seguito a diversi giornali, mantenendosi sempre fedele al suo pensiero democratico ed autonomista, ed anche alle tesi dei monarcomachi. Sarà interessante sottolineare a questo proposito che quando nel 1884 fu indiziato con Matteo Renato Imbriani e Luigi Canetto del reato di apologia di regicidio per un articolo pub­blicato in un numero unico dedicato a Guglielmo Oberdan, nel quale figu­ravano anche scritti di Felice Cavallotti, Mario Rapisardi ed Ippolito Peder-zolli, il Tuveri ebbe buon gioco nel ricordare che da più di trent'anni sosteneva indisturbato sempre le stesse idee.
Ritiratosi di nuovo a Collinas, il Tuveri, pur non disinteressandosi di problemi pratici, coltivò soprattutto la sua tendenza mistica, ed iniziò la composizione, non portata a termine, di un libro su La presenza di Dio. Fra quanti vollero onorarne ila memoria ci sembra di dover ricordare almeno Giovanni Bovio, che nell'occasione derogò al proposito di non più dettare epigrafi commemorative dei protagonisti maggiori e minori del Risorgimento che andavano via via scomparendo.
Negli ultimi anni dell'Ottocento e nel primo Novecento furono dedicati al Tuveri diversi scritti e discorsi di circostanza, fra i quali si distingue un breve studio giovanile di Tommaso Perassi. L'opuscolo fu pubblicato nel 1908 a cura del circolo Carlo Cattaneo di Milano, e ci sembra inte­ressante ricordare che quarant'anni dopo fu una sottocommissione del l'Assemblea costituente presieduta proprio dal Perassi che approvò lo schema di Statuto speciale per la Sardegna elaborato dalla Consulta regionale. Certo l'autonomia concessa allora all'isola non era quella auspi­cata dal Cattaneo e dal Tuveri, ma era ed è comunque uno strumento di autogoverno. Non riguarda il tema di questa nota, ma un accenno almeno ci sembra necessario, e cioè la discussione sull'uso che di questo strumento si è fatto e, in qualche caso, non si è saputo fare.
Lo studioso al quale si dovette la riscoperta del Tuveri fu Gioele Solari, che durante il suo insegnamento cagliaritano di .Filosofìa del diritto