Rassegna storica del Risorgimento

VALSCCHI FRANCO
anno <1992>   pagina <253>
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Libri e periodici
Mentre l'analogo materiale relativo al distretto poi circondario di Chieti, a parte la successiva analisi del Costantini in Azione e reazione , aveva trovato subito un suo riflesso a stampa in Giuseppe Ferreri ( Cause davanti ai giurati negli Abruzzi e nelle Puglie, edito a Bologna nel 1866), pubblico ministero presso la Corte d'assise di Chieti nelle cause di Caramanico (Colafella) e di Arielli, Villarielli, Tollo, Canosa, Miglianico (Mecola), non uguale conoscenza si aveva di questa documentazione lan-cianese, salvo alcuni accenni di Costantini e qualche spunto presente in due articoli, relativi peraltro a complici di Mecola, di Bruno Paolo Amicarelli che si sofferma sull'importante fenomeno del manutengolismo, i cui esponenti, rileva, difficilmente subi­vano le pene cui erano soggetti i briganti.18) È lo stesso fenomeno rilevato già nel 1865 da un contemporaneo, il comandante la divisione militare degli Abruzzi di stanza a Chieti Paolo Griffini, in una lettera ad Antonio Ranieri, nella quale esprime dubbi sull'efficacia della legge Pica facendo tra l'altro riferimento proprio ai manutengoli che pur reggendo le fila del brigantaggio ma appartenenti al ceto agiato sfuggono alla repressione.19)
Ampio spazio viene perciò dedicato da D'Orsogna ai processi celebrati presso la Corte di assise di Lanciano a carico di persone dedite al brigantaggio per fatti commessi soprattutto dal 1862 al 1866. È questo il periodo che suole definirsi del brigantaggio comune in contrapposizione a quello politico degli anni 1860 e 1861, sulla falsariga della distinzione operata per primo dal Bianco di Saint Jorioz e ripresa dalla più recente storiografia,20) o, per dirla col Galasso, quello in cui l'elemento del brigantaggio rimane il solo essendo via via sbiaditi gli altri due, quello sociale e quello nazionale, soprattutto il secondo.21)
Dopo il 1861 non si verificano più occupazioni di paesi e sollevazioni contadine a sostegno del moto armato ma taglieggiamenti di proprietari, senza distinzione ora tra borbonici e liberali, rapimenti a scopo di estorsione, saccheggi di masserie isolate:22) la patina politica tende a sbiadire: è il progressivo distacco tra bande di briganti e mondo contadino.23) Il brigantaggio comune assorbe quello politico.24)
La repressione, le cui forze erano costituite già alla fine del 1862 da 120.000 uomini, la metà dei militari italiani,25) si accentuò dopo la legge Pica producendo timore e distacco nei confronti dello Stato ma non causando nuove convergenze con le bande: nelle bande non si vede più la punta avanzata di una latente rivolta contadina ma il brigante che può colpire chiunque e crea un'insicurezza che pesa per tutti.26)
Nessuna parvenza politica vi sarà in Domenico Valerio e in Policarpo Romagnoli della banda di Atessa.27) Soprattutto per loro opera il brigantaggio perdurerà più a lungo nell'Abruzzo meridionale, come del resto in Calabria, come dimostra D'Orsogna
M) B. COSTANTINI, Azione, cit., pp. 360-362; B. P. AMICARELLI, Briganti e manutengoli in provincia di Chieti dopo l'Unità d'Italia, in Rivista abruzzese, XXIV 0971), pp. 124-131 e 200-216.
19) La risposta, cit., p. 203.
20) CU unitari, cit., p. 228.
21) G. GALASSO, Premessa, cit., p. 12.
22) M. BUONAJUTO, Una ricerca, cit., p. 33.
23) La repressione organizzata, in Brigantaggio, cit., p. 208.
24) A. BIANCO DI SAINT JORIOZ, // brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863, Bologna, Forni, ristampa anastatica dell'edizione di Milano 1864, p. 37.
25) R. CIASCA, Brigantaggio, in Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti, VII, Roma, Istituto della Enciclopedia Treccani, 1930, p. 852.
28) M. BUONAJUTO, Una ricerca, cit., p. 34.
27) B. COSTANTINI, Azione, cit., pp. 223-224.
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