Rassegna storica del Risorgimento

CONVENZIONE DI SETTEMBRE 1864; VEGEZZI-RUSCALLA GIOVENALE
anno <1993>   pagina <201>
immagine non disponibile

La convenzione di settembre
201
E ancora, pochi giorni dopo, lasciando trasparire una certa dose di rassegnazione, si dichiarava certo che il rapporto che sino a pochi mesi prima aveva visto Torino legata saldamente alla Camera ed ai suoi rappre­sentanti si era ormai irrevocabilmente sciolto e meno che mai avrebbe potuto contribuire a rinsaldarlo lo spostamento della capitale a Firenze:
La Camera ha voluto rompere i legami che univano i piemontesi alla dinastia sabauda, né certo la nuova Camera a Firenze saprà rinnovarli. Firenze è città che diede l'esempio del duplice sfratto al suo antico signore, né ciò può infondere certezza nell'animo di Vittorio] E[manuele] che la sua casa ivi possa radicarsi come lo era qui.30)
E, sempre nella stessa lettera, insisteva sullo scarso peso politico dell'Italia a livello internazionale:
I fogli di Aosta dicono apertamente che quel paese non è Italia e lasciano travedere che intendono di annettersi alla Svizzera. Altro effetto della Concordia dei Rìcasoli.31)
Ma con il passare dei mesi la rabbia del Vegezzi-Ruscalla aveva avuto modo di affievolirsi notevolmente e una sorta di apatia, di vero e proprio rifiuto della politica, si erano a poco a poco impadronite di lui, spin­gendolo sempre più verso la calma e la tranquilla sicurezza dei suoi diletti studi. Svogliatamente, quasi per forza d'inerzia, continuava a tenere Asproni costantemente informato su quanto accadeva in città, ma era evidente, ormai, che Torino non era più il centro politico, economico e sociale della nazione, e che, forse in misura anche maggiore, egli aveva ormai preso piena coscienza della vanità di ogni ulteriore sforzo volto al sovvertimento di una situazione ormai consolidata.
3p) Lettera dì Vegezzi-Ruscalla ad Asproni del 29 gennaio 1865, fondo cit.
3iì Ibidem. Nel 1861 Vegezzi-Ruscalla aveva avuto modo di occuparsi direttamente della questione, pubblicando un breve ma documentato studio dal titolo Diritto e necessità di abrogare il francese come lingua ufficiale in alcune valli della provincia di Torino (Torino, 1861), dedicato ad Urbano Rattazzi, in ringraziamento per avere questi men­zionato in Parlamento, in occasione del voto sull'annessione di Nizza e Savoia alla Francia, il suo già citato opuscolo del 1859, La nazionalità di Nizza. Nello scritto dedicato alla Valle d'Aosta, Vegezzi sosteneva con cognizione di causa e con argo­mentazioni documentate, che gli abitanti di quella regione non potevano considerarsi francesi né per territorio, né per origine, né per interessi economici, né per il dialetto. Egli dimostrava l'italianità della regione, spingendosi ad attribuire al clero ed al partito ecclesiastico della Valle d'Aosta la responsabilità principale di quello stato di tensione latente presente in parte della popolazione.
Furono sicuramente queste motivazioni apertamente anticlericali a spingere Giosuè Carducci a recensire positivamente lo scritto sulle pagine della Nazione del 10 dicem­bre 1861.
Di ben altro tenore la reazione del canonico valdostano Bérard. Con uno scritto intitolato La langue jrangaise dans la Vallèe d'Aoste, Réponse à M. le chevalier VegezzU Ruscalla {Aosta, 1862), egli cercò di confutare le tesi sostenute dal pubblicista torinese, ma difettando a differenza dell'interlocutore di una solida preparazione linguistica ed etnografica, non riuscì a dimostrare nulla di concreto, se non un ostinato e cieco campanilismo.