Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1995>   pagina <209>
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Benedetto Cairoti fra Roma e Pavia 209
britanniche, russe, francesi ed austriache già incrociatiti davanti alla con­tesa località. Di fronte a questa dimostrazione di forza, nel novembre del 1880, i turchi sgomberarono Dulcigno. In tutta questa questione il Governo italiano agì in accordo con quello inglese nell'intento di risol­vere per via diplomatica una controversia che avrebbe potuto degene­rare in un conflitto, con grave pregiudizio della pace europea, appena restaurata dopo il conflitto russo-turco. Cairoli intendeva evitare qua­lunque complicazione dalla quale sarebbero potute derivare conseguenze pericolose per l'Italia. Saggio criterio che non sempre fu apprezzato dai contemporanei.
Il Presidente del Consiglio aveva però anche qualche preoccupazione privata, quale proprietario terriero, e non dà. minori, in provincia di Pavia. Scriveva alla moglie:
Desidererei che tu scrivessi all'Ingegnere Compari per avere precise informazioni sulla grandine devastatrice e per fargli capire che non debbono i fittabili farli scontare a noi. Forse che domandano i proprietarj un compenso quando i raccolti sono eccezionalmente abbondanti? .61)
Francesco Campar!, amministratore del patrimonio Cairoli.
6n Da Roma, 1 settembre 1880. Il patrimonio fondiario di casa Cairoli alla morte di Carlo, padre di Benedetto, avvenuta nel 1849, era cospicuo, consistendo in 1000 giornate (la giornata è una misura di superficie usata in Piemonte pari a 3810 mq., più o meno corrispondente al terreno che una coppia di buoi può arare in un giorno). I fabbricati di proprietà Cairoli in Gropello, sempre alla morte del prof. Carlo, coprivano una superficie di circa 14 pertiche (una pertica corrisponde a circa 600 mq.). Questo ingente patrimonio non si conservò integro a lungo. Molte pro­prietà furono presto vendute per ripianare le non lievi passività, altre in seguito, come si vede anche dalla corrispondenza di Benedetto. La vendita delle proprietà immobiliari costituì, si può dire, l'unica entrata della famiglia Cairoli, dopo la morte del padre. I figli, come è noto, si dedicarono alla vita politica ed alle cam­pagne di guerra senza curare e cercare di far rendere un patrimonio notevole. Ammi-nistratrice fu la madre, Donna Adelaide fino al compimento del 21 anno del più giovane dei figli, Giovanni, nel 1862. L'amministrazione materna durò peraltro an­cora per quattro anni, fino al 1866, quando il patrimonio fu diviso fra gli eredi viventi di Carlo Cairoli. Nello spazio però di cinque anni, a causa della morte dei fratelli Luigi, Ernesto, Enrico e Giovanni e della madre, tutto il patrimonio si riunì nelle mani di Benedetto. Questi, completamente dedito alla vita politica, non si occupò deU'amministrazione dei suoi beni ai quali largamente attingeva per mante­nere un tenore di vita consono alla sua alta posizione sociale e politica. Pertanto alla morte di Benedetto, le sue proprietà terriere consistevano in 250 giornate, quasi tutte gravate di ipoteche mentre i fabbricati in Gropello di sua proprietà erano di circa 4 pertiche. (Sono debitore di queste notizie al documentato ed esauriente lavoro di PIERLUIGI SIGNORELLI, Vicende patrimoniali della Famiglia Cairoli, tesi di laurea in Scienze Politiche presso Punivcrsità di Pavia, discussa con il compianto prof. Dante Visconti nell'anno accademico 1970-1971. Una copia di questo lavoro mi è stata gentilmente favorita dal geom. Giuseppe Chiari di Gropello Cairoli, appassio­nato cultore di memorie cairoliane, che qui sentitamente ringrazio).