Rassegna storica del Risorgimento

DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
anno <2000>   pagina <457>
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Labri e periodici 457
FERDINANDO CORDOVA, Caro Olgogigi. Lettere ad Olga e Luigi Lodi. Dalla Roma bizantina all'Italia fascista (1881-1933) (Temi di storia, 9), Milano, Franco Angeli, 1999, in 8, pp. 567. L. 50.000.
Luigi Lodi (1856-1933) era un giornalista. Anche Olga Ossani, sua moglie, nata e morta negli stessi anni, era una giornalista. Due personaggi vissuti nel primo cru­ciale cinquantennio seguito all'Unità del paese. Cordova ne tratteggia, in un'ampia introduzione al carteggio, la storia personale e pubblica, che appare perfettamente in sintonia con le vicende di quella società borghese e liberale ancora alla ricerca della propria identità come la nuova nazione appena sorta, un po' simile agli intrecci della letteratura de siede, dalla Serao a d'Annunzio.
Il Saraceno (Luigi Lodi) e Febea (Olga Ossani) si sposeranno nel 1885. Olga, donna bellissima, che aveva incantato il divino Gabriele, fornendogli, con la loro relazione, ampia ispirazione per II piacere, aveva già, al tempo del suo matrimonio, un figlio illegittimo, nato probabilmente dalla relazione con un nobile, letterato e uomo politico, di Napoli, città dove si era rifugiata negli anni Sessanta con i genitori appena liberati dalle carceri pontificie romane. Nel 1884 la Ossani svolgerà con più di mille volontari della Croce Bianca (tra cui appena dodici donne) un'opera di grande apostolato civile in occasione del colera che colpì la città partenopea e molti comuni della provincia. L'amara esperienza personale e quella di lotta civile, insieme all'attività giornalistica già esercitata sui fogli di alcuni quotidiani locali ma soprat­tutto, grazie anche all'amicizia con la Serao e con Scarfoglio, sulle colonne della Cro­naca bizantina e del Capitan Fracassa, ne faranno, specie in quegli anni e rispetto a quella mentalità sociale, un personaggio non convenzionale, all'avanguardia nella lotta per i diritti civili delle donne ma in particolare per il recupero di una nuova di­gnità femminile: donne superiori, ma superiori davvero, anche a sé stesse, cioè al pensiero assiduo, in molte, della propria personalità .
Luigi Lodi, nato in provincia di Bologna, aveva iniziato, ancora studente, a collaborare alla Voce del popolo, diretta dal garibaldino Francesco Pais, su cui scriveva anche Carducci, con il quale nacque un rapporto di collaborazione che continuerà quando Lodi, nel 1881, insieme a Luigi IUica, il librettista e polemista, farà uscire il Don Chisciotte, organo attivo dell'Associazione democratica bolognese, vicino ai libe­rali progressisti, radicali e repubblicani.
Ma ben presto Lodi, a causa anche di motivi economici, e grazie all'aiuto di Carducci, con cui romperà poi bruscamente a causa della fedeltà del poeta agli ideali crispini, arriverà nella capitale per collaborare prima con Angelo Sommaruga, il creatore della Cronaca bizantina, per poi passare al Capitan Fracassa con Luigi Arnal­do Vassallo. Quest'ultimo, più noto come Gandolin, aveva, per un periodo, di­retto Il Messaggero ai suoi esordi, ed era adesso tra i fondatori, direttore e vignettista satirico, di un giornale che portava una svolta anticonformista nella stampa della ca­pitale, in una Roma già sonnacchiosa, ora accentrata e burocratica, dominata dalla ventata della febbre edilizia e da un affarismo d'assalto, priva di una tradizione di attivismo e di riflessione politica che potesse, a differenza del giornalismo del Nord, sostenuto oltretutto dai solidi investimenti di una colta borghesia industriale, creare una base di opinione e di consenso a nuove testate.