Rassegna storica del Risorgimento

1850 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; COCHRANE ALEXANDER BAILLIE
anno <1955>   pagina <613>
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VISITA DI UN PERSONAGGIO DISTINTO AI DETENUTI POLITICI NAPOLETANI NEL MARZO 1850
(DA LETTERE E DOCUMENTI POCO 0 MAL NOTI).
CURIOSE VICÈNDE DI UN DOCUMENTO
Durante l'infierire della reazione borbonica, seguita ai casi del 1848 in Napoli quando le carceri del Regno rigurgitavano di prigionieri politici in attesa dei relativi giudizi presso le Gran Corti Speciali una viva pole­mica si agitava nei principali Stati europei tra i giornali liberali, che tuona­vano contro la tirannide del Governo e gli orrori delle carceri napoletane, e quelli legittimistici, clericali e conservatori, che negavano i maltrattamenti e giustificavano le misure repressive delle autorità La polemica raggiunse toni assai aspri e violenti nei due opposti campi e suscitò echi e ripercussioni non meno violente anche nei parlamenti delle libere nazioni europee. Nella Camera dei Comuni inglese, specialmente, risuonarono più alte ed accanite le voci dei liberali e dei conservatori: capeggiati, i primi, dal ministro degli esteri, Lord Falmerston, il quale più d'una volta sorpassando persino i limiti della pru­denza diplomatica intervenne con tutto il peso della sua autorità a deplorare i metodi dei governi borbonico ed austriaco verso le popolazioni italiane ad essi soggette, suscitando le più vive proteste degli oppositori.
Fu appunto allora, che, coi primi tepori primaverili del 1850, un ragguar­devole personaggio inglese, autorevole rappresentante del partito conserva­tore, discese in Italia col proposito di esaminare da vicino le condizioni di quei popoli soggetti ai governi usciti trionfanti dai moti rivoluzionari del '48. Ed in Napoli, ove giunse nella seconda metà di marzo, ottenne di poter visi­tare le prigioni di Santa Maria Apparente, a mezza costa del colle di San Martino, e della Vicaria in Castel Capuano, accompagnato da funzionari delle carceri e della polizia. Di tal visita ci fu conservata una breve relazione, stesa da uno degli agenti della scorta, o, sulle informazioni di questo, da qualche funzionario dell'ufficio di polizia, col titolo di Memorandum per Sua Maestà e la data 22 marzo: due giorni dopo la visita.
La relazione avrebbe ora scarsa importanza; ma ne acquista, perchè ci dà modo ed occasione di riportare in luce tre altre versioni dello stesso episodio, finora o del tutto ignorate o poco e mal note, ma di ben maggiore rilievo ed interesse, scritte nel medesimo tempo, ma indipendenti l'ima dall'altra, da tre persone direttamente interessate alla visita: il visitatore, cioè, e uno dei visitati in ciascun carcere. E le quattro relazioni, messe ora l'ima accanto al­l'altra, suggeriscono qualche non inopportuno ricordo e delle non inutili con­siderazioni. Ma procediamo con ordine.
L'anonimo redattore del Memorandum non può certo annoverarsi tra i più diligenti e intelligenti (sia pure di canagliesca intelligenza e diligenza, com'erano molti) funzionari della Polizia di allora. Oltre ad alcune deforma­zioni di parole e di fatti, volute, dirò così, per zelo professionale ed amor