Testi 3

Il mito di Machiavelli. Risorgimento, nazione, Europa

Carlo Curcio
Anno: 2026Pagine: XV-100

Nei primi decenni del Novecento e in modo particolare negli anni del fascismo la figura e il pensiero di Machiavelli sono stati oggetto di un interesse crescente da parte del mondo culturale e scientifico italiano. Si sono sviluppate all’epoca – basti pensare agli studi di Federico Chabod, Francesco Ercole e Luigi Russo, per non dire delle riflessioni di Benedetto Croce – linee interpretative e approcci critici che, in alcuni casi, hanno fortemente influenzato la letteratura sul Fiorentino per i decenni a venire.

Tra i lettori di Machiavelli che in quello stesso arco temporale hanno elaborato vedute originali e innovative sull’autore del Principe c’è sicuramente Carlo Curcio, i cui scritti su Machiavelli – segnatamente quelli dedicati alla circolazione del pensiero di quest’ultimo nel Sette-Ottocento e, soprattutto, all’influsso da lui esercitato nel periodo risorgimentale –, per quanto ben conosciuti dagli specialisti, non hanno però mai ottenuto l’attenzione e la diffusione che avrebbero meritato. Da qui la scelta di riproporli all’attenzione dei lettori odierni. Tali scritti – che coprono un arco temporale dal 1930 al 1953 – rappresentano infatti uno spaccato interessante del modo con cui Machiavelli è stato letto, interpretato e utilizzato nel corso del Novecento, in particolare nel contesto politico-culturale italiano. E da parte di un autore che, come nel caso di Carlo Curcio, nelle sue ricerche e riflessioni ha molto insistito sull’idea che esista (e possa dunque essere ricostruita organicamente in una chiave di storia delle idee) una tradizione di pensiero politico specificamente italiana, caratterizzata da tratti specifici e peculiari, della quale proprio Machiavelli – maestro di realismo, fautore di una politica letta sempre attraverso il filtro della storia, teorico dell’eternità delle passioni umane – deve essere considerato uno degli esponenti in assoluto più importanti.

Carlo Curcio (Napoli 1898 – Roma 1971) ha insegnato a lungo Storia delle dottrine politiche nelle Università di Perugia e Firenze ed è stato, da posizioni nazional-conservatrici e liberal-risorgimentali, un dottrinario e studioso del fascismo tra i più attivi e originali. È noto ancora oggi per i suoi studi sul pensiero politico italiano, dall’Umanesimo all’Ottocento, sulla tradizione dell’utopismo, sul concetto di nazione e sull’idea d’Europa. Tra le sue opere più importanti: Il pensiero politico di Bertrando Spaventa (1924), L’eredità del Risorgimento (1931; 2026), La politica italiana del ‘400 (1932), Dal Rinascimento alla Controriforma (1934), Miti della politica (1940), Utopisti italiani del Cinquecento (1944), Europa. Storia di un’idea (1958; 1978), Carlo Alfieri e le origini della scuola fiorentina di scienze politiche (1963), Nazione e autodecisione dei popoli (1977).

Alessandro Campi, è direttore dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano.

 

€ 13,00

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